La brutta storia di Kristīne e della sua piccola figlia

Kristīne Misāne, una cittadina lettone, era scappata dal Sudafrica con la sua figlioletta, per sfuggire alle violenze del marito sudafricano. L’hanno arrestata in Danimarca su un mandato di arresto internazionale per rapimento di minore e ora sta per essere estradata in Sudafrica, dove rischia 15 anni di carcere. Le autorità lettoni sembra ci possano fare poco.

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Kristīne Misāne coi due figli (Foto LTV)

“Chiedo aiuto. Aiutatemi. Aiutate i miei figli… non permettete che a due figli venga tolta la propria madre”. Il caso di Kristīne Misāne è salito alla ribalta della cronaca in Lettonia in questi giorni, dopo che la televisione pubblica lettone LTV1 ha ricevuto un video con l’appello di questa donna lettone, attualmente detenuta in carcere in Danimarca e in attesa di essere estradata in Sudafrica.

La storia di Kristīne Misāne è una triste storia. Una storia di violenza familiare, di fuga e di leggi internazionali che sembrano non tener conto del dramma di una madre e dei propri figli.
Kristīne è scappata dal Sudafrica per tornare in Lettonia coi figli nel maggio del 2018. Scappava per fuggire dalla violenza del marito, per la quale aveva già sporto denuncia in Sudafrica. Scappando coi figli sapeva di poter essere denunciata per rapimento della figlia più piccola, avuta dal marito sudafricano. La donna aveva già denunciato il marito per le violenze ma questa denuncia non aveva fatto altro che rendere l’uomo ancora più violento e vendicativo, e la vita di Kristīne e di sua figlia era in pericolo in Sudafrica.

Scappata coi figli in Lettonia, per Kristīne si è aperta una nuova vita. Ma nel dicembre del 2018 Kristīne per motivi di lavoro decide di volare in Mozambico, un paese confinante col Sudafrica, dove aveva già vissuto e portava avanti un progetto imprenditoriale. Ma in un aeroporto in Danimarca, aspettando la coincidenza col volo verso il Mozambico, Kristīne viene arrestata a causa della richiesta di arresto internazionale fatta scattare dal Sudafrica. In Danimarca la donna lettone viene messa in carcere con l’accusa di rapimento della figlia e di falsificazione di documenti.
Adesso  con ogni probabilità rischia l’estradizione in Sudafrica e un processo che la potrebbe condannare ad un massimo di 15 anni di carcere nello stato africano. 

Secondo la sorella di Kristīne, la Lettonia ha cominciato ad agire troppo tardi, per poter evitare l’estradizione della donna lettone. Nel gennaio del 2019 la Danimarca aveva chiesto alla Procura generale lettone, attraverso una lettera, se volessero che la donna, in quanto cittadina lettone, venisse estradata in Lettonia. La risposta della Procura generale lettone è stata: no.

Il problema è che le norme lettoni prevedono che la Procura generale lettone possa richiedere l’estradizione di un proprio cittadino in patria anziché nel paese in cui il crimine è stato commesso, solo nel caso in cui il reato preveda condanne di almeno un anno di carcere. I reati per i quali Kristīne rischia 15 anni di carcere in Sudafrica, in Lettonia verrebbero puniti al massimo con tre mesi di prigione, in quanto in Lettonia quello che ha fatto Kristīne non sarebbe considerato rapimento di minore, ma semplicemente una violazione del diritto di accesso. Per tale motivo la Procura generale lettone non ha potuto rispondere affermativamente alla disponibilità della Danimarca di rimandare Kristīne in Lettonia.

Solo alla fine del 2019, su richiesta del ministero degli esteri lettone, la Procura generale lettone ha inviato una lettera alle autorità danesi, chiedendo di fermare la procedura di estradizione in Sudafrica di Kristīne, a causa della violazione dei diritti umani del paese africano. Ma l’iniziativa della Procura lettone non sembra aver cambiato la situazione.

Il paradosso è che i parenti della donna hanno chiesto più volte alla Procura generale lettone di ottenere maggiori documentazioni dalle autorità danesi sui reati commessi da Kristīne in relazione alla falsificazione dei documenti, sperando che questo possa portare ad una ipotesi di condanna maggiore di un anno in Lettonia, condizione che permetterebbe la richiesta di estradizione della donna nel paese baltico.

Anche il ministero della giustizia lettone ha iniziato a seguire più da vicino il caso di Kristīne, ma niente sembra ormai fermare il corso degli eventi, che costringerà la madre lettone a dover rispondere in Sudafrica a un processo di accusa di rapimento di minore, che la porterebbe a scontare una pena massima di 15 anni di carcere nel paese africano.
Le autorità lettone per questo si stanno preparando anche ad una sorta di piano B, ovvero a come assistere e seguire da vicino il processo in Sudafrica una volta avvenuta l’estradizione di Kristīne nel paese africano.

L’obiettivo delle autorità giudiziarie e della diplomazia lettone è quello di assistere la propria cittadina nel corso del processo ed in caso di condanna chiedere che questa sia scontata in Lettonia, così che Kristīne possa in qualche modo restare più vicina ai figli e possa scontare la pena in condizioni umane migliori rispetto alla situazione in cui versano le carceri sudafricane. Il problema è che non esistono accordi bilaterali che regolino questioni del genere fra Lettonia e Sudafrica.