“Lāčplēša diena”: il centenario della difesa di Riga dell’11 novembre 1919

Cento anni fa l’eroica difesa di Riga dall’attacco delle truppe di Bermont, sostenute dalla Germania. Fu la vittoria decisiva per la liberazione di gran parte del territorio lettone e il vero inizio dell’indipendenza della nuova repubblica di Lettonia, proclamata l’anno prima.

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Una divisione di soldati lettoni in marcia fra Dzirnavu e Nikolaja (oggi Valdemāra) iela il 9 novembre 1919. Foto: Kārlis Upesleja / Latvijas Nacionālais vēstures muzejs

Anche se la vera festa di indipendenza della Lettonia si celebra il 18 novembre (del 1918 quando fu proclamata la prima indipendenza), l’11 novembre dell’anno dopo, il 1919, è una data molto sentita e di cruciale importanza nella storia lettone: quasi una seconda indipendenza, forse anche più importante dal punto di vista storico.

L’11 novembre del 1919 le forze lettoni, fedeli al governo di Kārlis Ulmanis, riuscirono a spezzare l’assedio di Riga posto dall’esercito guidato da un ufficiale dell’ex esercito zarista russo, Bermont, una specie di avventuriero russo che si spacciava per nobile e cercava di riconquistare i paesi baltici, col sostegno della Germania, sognando poi di sferrare l’attacco alla Russia bolscevica. Il suo esercito era in realtà formato in gran parte da soldati “volontari” tedeschi.

La Lettonia aveva proclamato la sua indipendenza appena un anno prima, il 18 novembre 1918, ma il Tautas Padome (il Consiglio nazionale) e il governo di Ulmanis, espressione del TP, non godevano di un vero esercito e neanche dei mezzi e delle risorse economiche per difendere il paese, che restò per tutto il 1919 in mano in parte ai tedeschi e russi bianchi nei territori ad ovest (Kurzeme) e nelle mani dei bolscevichi ad oriente (Latgale).

Il sostegno delle forze dell’Intesa, che aveva permesso alla Lettonia di autoproclamarsi indipendente, rimaneva flebile. L’obiettivo principale di Inghilterra e Francia era quello di bloccare l’espansione della Russia bolscevica, che già occupava il Latgale, e per questo lasciarono che le forze militari tedesche, presenti in Lettonia dopo che il trattato di Brest-Litovsk con la Russia aveva concesso alla Germania i territori baltici, avessero sostanzialmente mano libera in Kurzeme.  Il plenipotenziario tedesco August Winnig aveva sostanzialmente maggior potere nel paese del capo del governo ufficiale lettone Ulmanis, che dovette addirittura rifugiarsi sulla nave Saratov di fronte al porto di Liepāja.

Uno dei momenti decisivi di quel primo terribile anno del nuovo stato lettone fu la battaglia di Cēsis, a giugno del 1919. Le forze lettoni, soprattutto volontari e fucilieri che non erano passati col regime bolscevico russo, grazie all’aiuto decisivo delle forze militari inviate dall’Estonia, riuscirono a sconfiggere i tedeschi e le forze del governo lettone fantoccio di Andrievs Niedra a Cēsis, in Vidzeme.

La disfatta di Cēsis costrinse la Germania ad una tregua, firmata il 3 luglio a Strazdumuiža, con la quale i tedeschi si ritiravano da Riga per acquartierarsi a Jelgava in Zemgale impegnandosi a lasciare poi il territorio lettone, ma soprattutto accettavano di riconoscere la legittimità del governo Ulmanis e del Tautas Padome. Il 10 luglio Ulmanis poteva abbandonare il suo rifugio sulla Saratov e rientrare a Riga, dove il 6 luglio era già entrata la brigata lettone del nord comandata dal generale Jorģis Zemitāns.

Non era finita, però. La Germania non poteva più continuare a condurre ufficialmente operazioni militari in Lettonia per difendere il proprio Landswehr e i nobili tedeschi ancora presenti nel paese. Così spuntò un avventuriero russo, Bermont, che si spacciava come Principe di Bermont – Avalov, e che si dichiarò pronto a prendere il comando di un esercito per la liberazione della Russia occidentale. In realtà la gran parte delle forze di questo esercito erano costituite dai soldati tedeschi “volontari” rimasti in territorio lettone. Ed il vero comandante di quell’esercito era un ufficiale tedesco, il conte Von der Goltz.

Inizia la cosiddetta Bermontiade. L’esercito di Bermont dispone di forze ingenti, circa 30 mila uomini in gran parte tedeschi. L’esercito lettone che difende Riga è molto più esiguo. Il governo Ulmanis chiama alla mobilitazione, rispondono molti studenti e giovani di Riga. Un esercito di circa 11 mila uomini, di cui solo 5000 sono pronti per il combattimento.

Bermont può disporre anche di molti mezzi corrazzati, aerei e cannoni. Ad ottobre chiede ufficialmente al governo Ulmanis di permettergli il passaggio attraverso la Lettonia per andare a combattere i bolscevichi in Russia. Il governo Ulmanis ovviamente non cede alla provocazione di Bermont e rifiuta.

Ai primi di ottobre l’esercito di Bermont da Jelgava inizia l’offensiva. Le forze di Bermont sovrastano in numero di soldati e di cannoni le forze lettoni, che sono costrette ad arretrare. In breve tempo Bermont riesce ad arrivare fino a Pārdaguava, il quartiere di Riga ad ovest della Daugava, dove l’8 ottobre comincia l’assedio alla città. Per sostenere la difesa della città si arruolano i volontari e i cittadini di Riga che sono rimasti in città. In due giorni si formano nuovi battaglioni per un totale di un migliaio di uomini.

Dalle memorie del tenente Jānis Ķīselis: “Nel secondo giorno di battaglia, il 9 ottobre, mi consegnarono una truppa formata da operai delle fabbriche di Riga, vestiti con abiti civili e dotati di fucile, ma con solo 20-30 cartuccie per ciascuno. Ci hanno mandato a combattere nei pressi della raffineria Schmidt, poi ci hanno destinato verso la strada per Bauska. All’alba abbiamo cercato di sistemarci nelle trincee che abbiamo trovato, non avevamo pale per scavarne di nuove – e ci siamo messi ad aspettare il nemico. (…) Sul fare del buio anche noi venimmo attaccati da forze tedesche in soprannumero. Chiedevamo invano al comando di rifornirci di nuove cartucce. (…) Le granate tedesche iniziavano a cadere su Torņakalna iela e sulla fine del ponte, quando ci siamo attestati sull’altra sponda della Daugava (quella destra, dalla parte della città vecchia, ndr). Del mio battaglione non erano rimasti che un paio di uomini.”

In un primo momento il comando lettone pensa di arretrare la linea di difesa a Jugla, ai margini orientali di Riga, ma i soldati lettoni e i volontari a difesa della città riescono a mantenere il possesso dei ponti sulla Daugava e ad impedire l’accesso alla città vecchia alle forze di Bermont.
La resa di Riga sembra imminente, il Times a Londra annuncia già caduta della capitale lettone, ma non è così. I soldati di Zemitans riescono a frenare l’avanzata dei russo-tedeschi ed a tenere la riva destra della Daugava.

Le trincee lettoni sulla riva destra della Daugava a Riga

Il 10 ottobre scatta un’altra mobilitazione a Riga, le forze lettoni aumentano di altre 8 mila unità e ricevono due treni blindati dall’Estonia. Ulmanis rifiuta però un contingente di soldati estoni, perché l’Estonia in cambio aveva preteso come ricompensa l’intera città di Valka, al confine fra i due paesi.
Quel giorno l’ultima unità dell’esercito lettone ancora impegnata sul fronte dalla parte sinistra della Daugava si ritira passando sulla riva destra a protezione della città vecchia. Il ponte provvisorio e il ponte ferroviario vengono rialzati. La Daugava diventa la linea del fronte.

Riga si mobilita non solo coi soldati, gli uomini, gli studenti volontari, ragazzi minorenni, ma anche con le donne, che si occupano dei feriti e degli approvvigionamenti. Un popolo che difende la sua capitale e la speranza di un futuro di libertà e indipendenza.
Sacche di resistenza di cittadini volontari si organizzano anche in Pārdaugava, il quartiere di Riga a sinistra della Daugava.
Soldati lettoni vanno in perlustrazione nelle zone di Riga in mano al nemico per verificare la consistenza delle truppe di Bermont. Approfittando dell’oscurità con delle piccole barche raggiungono le isolette sulla Daugava di Zaķusala e di Lucavsala, dove i bermontiani hanno fatto razzia anche di animali.

Le forze lettoni cercano quindi di ideare un piano di contrattacco per liberare Pārdaugava.
Fra il 14 e il 15 ottobre inizia il contrattacco delle forze lettoni, sostenute adesso anche dall’artiglieria delle navi da guerra francesi e inglesi presenti nel golfo di Riga.

L’attacco decisivo inizia però ai primi di novembre. Il 3 novembre le navi inglesi iniziano a bombardare le posizioni delle truppe di Bermont nei quartieri di Daugavgrīva e Bolderāja che vengono liberati.
L’11 novembre le forze lettoni riescono a sfondare la linea di difesa delle forze di Bermont in Pārdaugava, riconquistano Torņakalns e liberano i quartieri occidentali di Riga.
La capitale dello stato lettone, proclamato solo un anno prima, torna libera in tutto il suo territorio.
La repubblica di Lettonia è formata in quel tempo da Riga, e dalle regioni del Kurzeme, dello Zemgale e del Vidzeme. Nel 1920 poi verrà annessa anche la regione del Latgale, dopo una guerra di liberazione contro le forze bolsceviche che la occupavano.

La gente di Bolderāja si riversa in strada dopo la fuga dei soldati di Bermont
Gli abitanti di Bolderāja scendono in strada dopo la liberazione del loro quartiere

L’11 novembre è così diventato il giorno delle celebrazioni delle forze armate lettoni ed ha preso il nome di “Lāčplēša diena” (Giorno di Lāčplēsis) dall’eroe del romanzo epico omonico scritto da Andrejs Pumpurs.
Molte sono gli avvenimenti che celebrano questa giornata a Riga e nel resto della Lettonia. I più tradizionali sono la posa dei fiori presso il Rīgas Brāļu kapi (il cimitero monumentale di Riga) e di fronte al ceppo in Esplanāde che ricorda Oskars Kalpaks, uno degli eroi della guerra di liberazione lettone, e la parata militare davanti al Monumento alla libertà.
Ha acquistato una consolidata tradizione anche la fiaccolata che porta dal Rīgas Brāļu kapi a Strēlnieku laukums, ma probabilmente la celebrazione più caratteristica e suggestiva di questa giornata è la posa delle migliaia di candele sulle mura del Castello di Riga.

Le candele sulle mura del Castello di Riga