Le ultime speranze di salvare la lingua livone dall’estinzione

Solo una ventina di persone, compresi gli studiosi, ancora riesce a comprendere la lingua degli antichi livi, un tempo diffusa sulle coste settentrionali della Livonia e della Curlandia. La comunità livone chiede provvedimenti urgenti, e la questione sarà discussa dal parlamento lettone.

livoni
Festa livone a Mazirbē, 1992. Foto Dainis Kārkluvalks.

Appena una ventina di persone: questo il numero di coloro che oggi riescono a comprendere ed usare ancora la lingua livone, e fra di loro ci sono gli studiosi che si dedicano alla salvaguardia di questo antico idioma baltofinnico, che pare ormai in via di estinzione.
Il livone veniva parlato dai livi, gli antichi abitanti delle coste settentrionali della Lettonia, ed è un idioma che presenta molte più somiglianze con l’estone e il finlandese che non con il lettone e il lituano, che invece appartengono al ceppo baltico indoeuropeo. Secondo l’ultimo censimento in Lettonia vivono circa 250 persone che si definiscono di origine livone, anche se ormai la loro lingua parlata è il lettone. Inoltre, la lingua livone è inclusa nel Libro rosso delle lingue dell’UNESCO come una delle lingue più a rischio di scomparsa al mondo.

Gli ultimi difensori della lingua livone stanno adesso tentando un’ultima carta per poter salvare l’antica lingua dei livi dalla scomparsa, cercando di investire le massime autorità del paese, dal presidente della repubblica al parlamento lettone per affrontare la questione e prendere provvedimenti urgenti. Gli studiosi di questa lingua infatti sostengono che finora lo stato lettone non avrebbe fatto abbastanza per salvare dalla scomparsa questa lingua.

Secondo il linguista e studioso di lingua livone, Valts Ernštreits, la questione della lingua livone non è solo un problema interno ad un piccolo gruppo etnico ancora presente in Lettonia, ma è un problema che investe tutto il paese.

“I livoni rappresentano una delle fondamenta dello stato lettone, uno dei suoi elementi costitutivi. Senza il livone non avremmo avuto né “Dievs, svēti Latviju!” (l’inno della Lettonia), né la lingua lettone, che suonerebbe del tutto diversa, né la nostra identità nazionale lettone” afferma Ernštreits.

Fin dal ripristino dell’indipendenza della Lettonia, nel 1991, il paese baltico ha adottato diverse leggi e atti normativi che definiscono lo status livone: nel 1992 è stata promulgata una legge sul diritto all’autonomia culturale e allo sviluppo, in cui i livoni per la prima volta nella storia della Lettonia sono stati individuati come fondamento e base della nazione lettone. Nel 1999 poi un’altro importante atto legislativo, la legge sulla lingua ufficiale, si occupava anche della lingua livone, che viene definita come lingua dei primi abitanti del territorio lettone. Entrambe le leggi prevedono inoltre che lo stato lettone sia responsabile della conservazione e dello sviluppo della lingua e della cultura livone.

Nonostante queste leggi, non esistono norme di applicazione, che prevedano in concreto  attività di salvaguardia della lingua e della cultura livone. “Tutto quello che prevede la legge non è poi delegato a nessuno, e non ci sono neanche meccanismi di finanziamento per le organizzazioni e gli attivisti impegnati nella salvaguardia della lingua livone, se non attraverso le procedure di attivazione dei fondi pubblici per la cultura, comuni per tutte le attività culturali del paese” sostiene Ernštreits.
L’unico finanziamento diretto alla lingua e alla cultura livone è rappresentato dai 10 mila euro che ogni anno, da tre anni, viene concesso dal ministero della cultura. Una somma che non è sufficiente neanche per organizzare corsi di lingua livone.

I programmi di istruzione pubblica non prevedono del resto l’insegnamento di questa lingua nelle scuole. L’insegnamento del livone è limitato ad alcuni corsi svolti durante alcuni centri estivi per bambini.
Altri gruppi etnici presenti in Lettonia, afferma Ernštreits, hanno la possibilità di apprendere la loro lingua madre attraverso l’insegnamento scolastico, possibilità che non  è prevista però per i livoni.

lvhistory2-640x464
Cartina dei popoli baltici in Lettonia nel XII sec. I livoni (lībieši, in viola) sono insediati sulle coste

In realtà la lingua e la cultura livone sono un patrimonio molto prezioso per la storia di tutto il baltico, tanto che il livone viene studiato anche in Estonia e in Finlandia, considerato che la lingua livone ha molti tratti comuni con le due lingue ugro finniche.  Secondo Ernštreits proprio la differenza fra la lingua livone e le lingue indoeuropee della famiglia baltica, come lettone e latgaliano, hanno fatto sì che la lingua livone sia stata progressivamente messa in disparte durante i secoli nei territori lettoni in cui nel frattempo le lingue baltiche indoeuropee avevano preso il sopravvento. Per questo in Estonia il livone ha avuto maggior fortuna nel trovare studiosi e interesse, per la sua maggiore somiglianza alla lingua estone.

Gundega Blumberga, direttrice del centro di cultura livone, sostiene che se lo stato lettone non riesce fattivamente a salvaguardare la lingua livone, dovrebbe anche eliminare dalla costituzione e dai propri atti legislativi questo obbligo di responsabilità dello stato nei confronti di questa lingua.

Il costituzionalista Jānis Pleps considera che si debba guardare oltre  rispetto alle previsioni della costituzione e agli atti normativi attualmente vigenti.
“La legge sulla lingua ufficiale, prevede per la lingua livone uno status speciale, come lingua autoctona della Lettonia. La lingua dei primi abitanti di questi territori, che non è comparata oggi ad una lingua ufficiale, ma neanche ad una lingua straniera. E’ uno status speciale, che prevede l’obbligo dello stato di curare questa lingua e questa cultura. Anche la legge sull’autonomia delle minoranze culturali prevede la necessità di salvaguardare la lingua e la cultura livone, mentre altre leggi promulgate in questi anni hanno previsto ulteriori protezioni, come quella sulla cittadinanza lettone o sul rimpatrio dei lettoni emigrati, che prevede una procedura facilitata per chi si definisce livone. Secondo Pleps molto dipende anche dalla comunità livone, nel cercare il sostegno delle leggi attuali per applicare in concreto i propri diritti.

La questione della preservazione della lingua e della cultura livone sarà dibattuta dopo il 18 novembre, festa nazionale per l’indipendenza della Lettonia, nel parlamento lettone, a seguito della presentazione da parte del direttore dell’istituto livone Valts Ernšteits, di una richiesta di presa di posizione al presidente della repubblica Egils Levits sulla questione. Il presidente Levits ha chiesto direttamente al primo ministro Krišjānis Kariņš di occuparsi del problema livone, che appunto verrà discusso dall’assemblea legislativa lettone subito dopo le celebrazioni della festa di indipendenza del paese baltico.

Fonte Lsm.