La crisi finanziaria delle federazioni degli sport invernali in Lettonia

Hockey, bob, biathlon, skeleton, che hanno portato alla Lettonia tante medaglie e successi, si trovano all’inizio della nuova stagione agonistica con un deficit complessivo di oltre 1 milione di euro e chiedono aiuto al governo.

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Gli sport olimpici invernali in Lettonia rappresentano da sempre le discipline sportive più amate e popolari nel paese baltico, spesso miniera di grandi soddisfazioni sportive e di medaglie, sia olimpiche che mondiali. Oggi però diverse Federazioni di sport invernali in Lettonia si trovano in una grave crisi finanziaria, dovuta alla riduzione dei finanziamenti allo sport da parte dello stato e alla diminuzione di donazioni e sponsorizzazioni.

Una crisi finanziaria che molti definiscono senza precedenti nello sport lettone, e che tocca Federazioni come quella del biathlon, del bob, dell’hockey, dello skeleton, discipline fra le più importanti in termini di risultati internazionali e di medaglie per lo sport lettone, e che oggi si trovano con un deficit complessivo che supera il milione di euro. Un deficit che non si può coprire unicamente con sponsorizzazioni o i finanziamenti previsti dalle Federazioni internazionali, ma che richiederebbero un forte aiuto pubblico.

Tutto questo nonostante i grandi successi che in questi ultimi anni sono arrivati dagli sport invernali, a partire dalle tante medaglie dello skeleton con i fratelli Dukurs, agli ottimi piazzamenti mondiali della nazionale di hockey, il vero fiore all’occhiello delle nazionali lettoni nei giochi di squadra, per arrivare alle medaglie del bob, giunte dagli equipaggi del bob a 2 e bob a 4 guidati da Oskars Melbārdis.

Le cause di questo dissesto finanziario che colpisce le federazioni degli sport invernali sono diverse e specifiche per ciascuna delle federazioni coinvolte.
Secondo il segretario generale della Federazione di bob e skeleton Zintis Ekmanis alla base di tutto c’è però il fatto che lo sport non è abbastanza considerato nelle priorità degli stanziamenti pubblici. “Ci sono sempre dei casi imprevisti nelle nostre attività che poi ci portano ad avere delle perdite economiche” afferma Ekmanis. La sua Federazione è in rosso per circa 159 mila euro.
La situazione paradossale è che anche quando si manifestano perdite economiche, una Federazione che prepara la stagione agonistica non può permettersi di sospendere le proprie attività.

“Non abbiamo sospeso gli allenamenti, ma la situazione alla vigilia dell’inizio della nuova stagione agonistica è critica – afferma il vicepresidente della Federazione del biathlon, Gundars Upenieks – ma non possiamo continuare così all’infinito, e durante tutta l’estate purtroppo non siamo riusciti a risolvere i nostri problemi finanziari con le sponsorizzazioni”.

Anche alcuni recenti scandali legati alle federazioni sportive in Lettonia non hanno contribuito ad avvicinare gli sponsor a queste discipline, rendendo la situazione ancora più complicata.

La crisi tocca anche lo sport più strutturato in Lettonia fra le discipline sportive invernali, l’hockey. Quando la nazionale lettone di hockey gioca ai mondiali o alle Olimpiadi, tutto il paese vive l’evento con grande partecipazione e interesse. I tifosi lettoni sono famosi per accompagnare con grande calore e rumore la propria nazionale in giro per le manifestazioni internazionali, ma mantenere una nazionale ai livelli delle prime otto, dodici al mondo, come ha fatto la Lettonia in questi anni, è complicato e richiede grandi finanziamenti.

“Quattro, cinque anni fa, la nazionale di hockey – sostiene il segretario generale della LHF Viestur Koziols – aveva come obiettivo principale quello di mantenersi nel gruppo di elite del mondiale. Oggi la situazione è migliorata, negli ultimi tre anni abbiamo lavorato per cambiare la nostra filosofia di gioco, rinnovato lo staff tecnico (con un allenatore proveniente dalla NHL, Bob Hartley, che ha dato nuova linfa al gioco della squadra, ndr), e adesso cerchiamo di competere per stare fra le prime otto. Questo richiede più risorse e investimenti. Non spendiamo soldi viaggiando in classi di lusso, ma nelle cose davvero necessarie”.

Anche se il sostegno pubblico all’hockey è rilevante, si arriva a coprire con i finanziamenti pubblici solo il 30, 35% delle risorse necessarie. Il resto deve arrivare dalle donanzioni o da sponsorizzazioni.
Anche la riforma fiscale introdotta dal governo nel 2018 per favorire l’imprenditoria, ha  creato più incertezza negli sgravi fiscali relativi alle donazioni allo sport o al settore della cultura, che sono calate vistosamente negli ultimi tempi. Si prevede che nel 2020 le donazioni private agli sport olimpici diminuiranno di circa 300 mila euro.

Senza poter contare nei prossimi anni di un sostegno finanziario adeguato diverse discipline sportive invernali in Lettonia saranno costrette a rinunciare a partecipare alle competizioni internazionali, o a farlo con compagini ridotte, mettendo a rischio anche le qualificazioni alle Olimpiadi.

L’ultima speranza delle Federazioni sport invernali è nella possibilità di convincere il governo a stanziare maggiori risorse almeno per le sei discipline sportive invernali che stanno preparando i propri atleti per le prossime olimpiadi. “Non si tratta di decine di milioni – afferma Koziols – non capisco, non si parla di sport poco popolari, o che non hanno ottenuto risultati di successo in questi anni. Si parla di sport che rappresentano con successo la Lettonia nei giochi olimpici. Se il governo non riesce a trovare un milione o due per queste discipline sportive, che portano il nome della Lettonia con onore all’estero, non so davvero cosa pensare.

Le sei federazioni di sport invernali hanno intanto inviato una lettera al ministro dell’istruzione, che ha anche la competenza per lo sport, Ilga Šuplinska, in cui manifestano la grave situazione finanziaria degli sport invernali lettoni e chiedono aiuti concreti per l’inizio della nuova stagione agonistica.

Fonte Jauns.lv.