Baltica Storia: “Nāves sala” la battaglia dell’Isola della morte (1915-1917)

Dal 1915 al 1917 sulla riva della Daugava di fronte ad Ikšķile soldati lettoni e russi difesero una piccola penisola, un’avamposto cruciale contro l’avanzata dell’esercito tedesco, che qui il 25 settembre del ’16 usò per la prima volta gas fosgene.

Foto Zudusī Latvija
Simtgade bitC’è  una isoletta nel mezzo della Daugava, di fronte a Ikšķile, a pochi chilometri da Riga. E’ passata alla storia come l’Isola della morte, “Nāves sala”, uno dei luoghi più sanguinosi della prima guerra mondiale in territorio lettone.

“Nāves sala”, l’Isola della morte. La chiamarono così i fucilieri lettoni che vennero inviati dai generali russi a sostenere la difesa di quella testa di ponte sulla Daugava, insieme a quattro battaglioni dell’esercito russo, contro l’avanzata dei tedeschi, che avevano già invaso il Kurzeme, che allora era un governatorato russo. Nell’estate del 1915 quel lembo di terra era un avamposto strategicamente fondamentale: serviva a difesa del ponte costruito per attraversare la Daugava e raggiungerne la riva destra, a Ikšķile: uno dei pochi varchi rimasti ai profughi scappati dal Kurzeme, e anche dalla Lituania, e che cercavano rifugio ad ovest, in Vidzeme se non anche in Russia. Quel ponte era anche essenziale per i rifornimenti per l’esercito russo, che cercava di arrestare l’avanzata dei tedeschi sulla riva sinistra della Daugava.

Fin dall’estate del 1915 quindi l’esercito russo aveva costruito trincee e fortificazioni per difendere quella che allora era una penisola, sulla riva sinistra della Daugava. Sarebbe divenuta un’isola vera e propria solo molti anni dopo in epoca sovietica, con la costruzione della centrale idroelettrica di Riga, che alzò il livello della Daugava in quel tratto.
I generali russi, che tenevano particolarmente a quell’avamposto e apprezzavano il coraggio e l’abilità dei fucilieri lettoni, già nell’aprile del 1916 inviarono due battaglioni di strēlnieki (fucilieri lettoni), il 2° di Riga e il 3° del Kurzeme. I lettoni compresero subito la pericolosità di quell’avamposto, di fronte a loro l’esercito tedesco, dietro di loro la Daugava e un fragile ponte, unico collegamento con le retroguardie. Per questo chiamarono quel lembo di penisola, l’isola della morte.


Erano impegnati nella difesa dell’isola della morte 4ooo soldati, di cui un migliaio di fucilieri lettoni e tremila russi. I due battaglioni lettoni si davano il cambio ogni tre settimane e difendevano la parte destra della testa di ponte.
Il comportamento dei fucilieri lettone fu di grande coraggio e abnegazione: difendevano la loro patria, l’ultimo avamposto sulla Daugava. La difesa dell’Isola della morte è diventata una delle pagine più gloriose e sanguinose scritte dai soldati lettoni nella I guerra mondiale, insieme a quelle di Tīreļpurvs e Mazās Juglas upe.
Sulle trincee occupate dai fucilieri lettoni i tedeschi lanciavano dai 300 ai 600 colpi di artiglieria al giorno. Ancora oggi sull’Isola della morte sono visibile numerose fosse, profonde fino a tre metri, causate dai cannoni tedeschi.

La strenua difesa dell’avamposto spinse i generali tedeschi a tentare un’arma estrema. Il 25 settembre del 1916 per la prima volta in territorio lettone un’esercito usò gas letali per un attacco militare. I tedeschi lanciarono gas fosgene sulle trincee russe e lettoni, che in alcuni casi distavano poche decine di metri. Poi attaccarono, in tre ondate consecutive, tutte intervallate da attacchi col gas.

“Quando giunse l’alba, i soldati cominciarono a respirare meglio. Ma quello che videro di fronte a loro, non lo dimenticheranno per il resto della loro vita. Trincee, vie di comunicazione, sentieri, la Daugava, tutto era pieno di carcasse in preda alle convulsioni. [..] Tutto morto: uccelli, cespugli, erba e persone. [..] Tutto era ricoperto da una polvere mortale verde: pistole, pentole, bottoni, vestiti, stivali, barbe. [..] Quelli del reggimento Kameņeca che erano ancora vivi, agonizzavano lentamente. Ci si affrettava a trasportare via i feriti, prima che si disperdesse la nebbia del mattino. Intorno alle barche che collegavano le due rive della Daugava galleggiavano i cadaveri”.
(Dal resoconto del corrispondente di guerra Arturs Lapiņš)

I soldati russi in molti casi non avevano maschere a gas, e chi le aveva non le usò correttamente: 240 soldati russi morirono nell’attacco, un migliaio rimasero feriti e avvelenati. I fucilieri lettoni erano più addestrati e riuscirono a scampare all’avvelenamento. Solo in tre quel giorno morirono, sotto i colpi di fucile dei tedeschi.

Nonostante gli attacchi col gas fosgene, i tedeschi non riuscirono ad impadronirsi dell’isola della morte. L’esercito russo insieme ai fucilieri lettoni tenne la difesa dell’avamposto fino all’estate del 1917, quando dopo la rivoluzione bolscevica, i soldati russi si dispersero. Nella notte fra il 14 e il 15 luglio di nascosto i soldati russi lasciarono la penisola e si ritirarono sulla riva destra della Daugava.
La difesa dell’Isola della morte era costata la morte di oltre un migliaio di soldati russi e di 167 fucilieri lettoni. 78 fucilieri del battaglione del Kurzeme furono sepolti in un cimitero nei pressi di Salaspils, quelli del battaglione di Riga trovarono sepoltura nel cimitero di Ikšķile. Altri soldati lettoni sono stati sepolti in luoghi non identificati nell’Isola della morte.

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