Questo è stato l’inizio… Il 17 giugno 1940 l’invasione russa della Lettonia

Comincia così il “baigais gads”, l’anno terribile in cui la Lettonia verrà invasa prima dall’Urss poi dalla Germania nazista. La ricostruzione delle drammatiche ore dell’invasione russa nel giugno del 1940, secondo la spartizione dell’Europa orientale prevista dalle clausole segrete del patto Molotov-Ribbentrop, descritta su Tilts, rivista della diaspora lettone. 

Uno dei primi carri armati sovietici entrati a Riga il 17 giugno 1940

Uno dei primi carri armati sovietici entrati a Riga il 17 giugno 1940

Simtgade bitIl 16 giugno del 1941, mentre a Daugavpils le voci di migliaia di cantanti portavano verso il cielo il suono delle canzoni lettoni (si svolgeva il festival dii canti e delle danze popolari del Latgale quel giorno, ndr), fosche nubi avanzavano minacciando tempeste sui cieli della nazione lettone. Due giorni prima, il 14 giugno del 1940 le divisioni corazzate sovietiche erano entrate in Lituania, e il popolo lettone aveva capito che il proprio turno non era lontano. Questa terribile sensazione era stata confermata dall’attacco compiuto dalle forze sovietiche al posto di confine orientale di Rītupe nella notte del 15 giugno. Due donne assassinate ed un bambino, rimasto fra le macerie incendiate della casa frontaliera, sono stati i primi muti testimoni della crudeltà del regime sovietico in terra lettone.
In quelle terribili ore decine di migliaia di persone provenienti da tutta la Lettonia erano giunte a Daugavpils per il Dziesmu svētki (il festival di canti popolari, ndr). Era previsto che il festival fosse aperto personalmente dal capo dello stato Kārlis Ulmanis. Centinaia di migliaia di lettoni in città e nelle campagne con il cuore pieno di ansia seguivano le trasmissioni alla radio, sperando di ascoltare notizie che dissipassero tutte le cattive sensazioni di quelle ore.

La drammatica situazione, che si era creata dopo l’occupazione della Lituania e l’incidente di Rītupe, spinse il presidente [Ulmanis] a rinunciare alle sue iniziali intenzioni e a rimanere a Riga. Il 15 giugno era passato senza ulteriori incidenti. Poi nel primo pomeriggio del 16 giugno a Riga giunsero notizie allarmanti dalla frontiera fra la Lettonia e l’Urss, dove si erano concentrate unità meccanizzate e di artiglieria insieme alle divisioni corazzate sovietiche. Non volendo ancora riconoscere l’inevitabile precipitare delle cose, questa concentrazione di forze fu giustificata come una dimostrazione militare dell’Urss, volta a spaventare il governo lettone.
Appena dopo l’ora di pranzo nel Gabinetto dei ministri si era discussa l’ipotesi che il presidente potesse partecipare, seppur brevemente, al festival. Ma proprio nel momento in cui si iniziò a discutere del viaggio del presidente a Daugavpils, al ministero degli esteri giunse un telegramma dell’ambasciatore lettone a Mosca, in cui si informava che a breve sarebbe stato inviato un telegramma cifrato dal contenuto estremamente importante. Poi giunse la notizia che segnò il destino del paese.

Alle 14 del 16 giugno 1940 Molotov aveva convocato l’ambasciatore lettone Kociņš e gli aveva consegnato un ultimatum, a cui si doveva rispondere entro sei ore. Un rinvio della risposta o il rifiuto delle condizioni poste dall’ultimatum, aveva reso noto Molotov, avrebbe portato l’Armata rossa a oltrepassare il confine lettone e a rispondere a qualsiasi resistenza avesse incontrato.
Questo ultimatum, che cinicamente replicava parola per parola gli ultimatum già consegnati a Lituania ed Estonia, incolpava il governo lettone di aver stretto un’alleanza militare con Estonia e Lituania indirizzata contro l’Urss e che minacciava seriamente la sicurezza delle frontiere dell’Urss… Per questo il governo sovietico chiedeva con urgenza la formazione di un nuovo governo lettone che fosse in grado di assicurare la sincera attuazione del patto di reciproco aiuto fra Urss e Lettonia e accordasse l’immediato ingresso nel territorio lettone delle forze armate sovietiche.

Nel tardo pomeriggio del 16 giugno si svolse l’ultima riunione del consiglio dei ministri della Lettonia indipendente. Era chiaro, che opporsi militarmente agli aggressori sovietici, che avrebbero potuto attaccare non solo con le loro divisioni corazzate poste ad est e sude del confine, ma anche con le guarnigioni militari sovietiche già esistenti nel territorio lettone (sulla base dell’accordo firmato un anno pirma, nel 1939 dai due paesi, che consentiva la presenza di basi militari russe in Lettonia, ndr), sarebbe stato un suicidio.
Il Cremlino aveva scelto il momento migliore per la sua aggressione. Quello stesso giorno, in cui le orde sovietiche dando avvio al piano da tempo programmato di annessione dei paesi baltici attaccavano la Lituania, l’allora alleata e amica Germania nazista, che nelle settimane precedenti aveva occupato Belgio e Olanda e spinto verso Dunquerque le forze britanniche, conquistava Parigi. Nel momento in cui l’occidente democratico aveva perso il suo ultimo bastione nel continente europeo, il Cremlino non aveva più motivo di ritardare l’occupazione dei paesi baltici, che era prevista dalle clausole segrete del patto stretto con la Germania nazionalsocialista. I capi sovietici, come sempre sostendosi più sulle debolezze degli altri che sulla loro propria forza, potevano agire senza il timore che le forze democratiche occidentali potessero fornire aiuto ai paesi baltici, a quel punto totalmente isolati.

Mentre nel Castello di Riga (sede del capo dello stato, ndr) il governo lettone discuteva sull’ultimatum sovietico, la brutta notizia raggiunse anche Daugavpils. Il Dziesmu svētki, che per decine di anni aveva rappresentato la celebrazione dell’anima lettone, era diventato l’ultima, tragica manifestazione della sete di libertà e dell’amore per la propria patria del popolo lettone libero. Quando il direttore d’orcestra Teodors Reiters alzò la bacchetta per la terza volta ad intonare l’inno della Lettonia, le lacrime coprivano gli occhi di ogni cantante e di ogni ascoltatore. Mai prima d’allora l’inno lettone aveva scosso così profondamente i cuori, mentre a pochi chilometri di distanza al confine si radunavano moltitudini di carri armati pronti all’attacco mortale.

Riga_1940_Soviet_Army

Già la mattina seguente i più foschi presentimenti diventarono realtà. Carri armati stranieri percorrevano le bianche strade di Lettonia in lunghe colonne, alzando dietro di sé soffocanti nuvole di polvere. L’Armata rossa aveva superato i confini lettoni proseguendo in due direzioni: quella orientale verso Daugavpils e da sud, dalla Lituania occupata, verso Riga. Muovendo minacciosi i loro cannoni, pronti ad ogni evenienza, i primi carri armati sovietici si mostrarono nel primo pomeriggio del 17 giugno per le strade di Riga. Senza alcuna formalità i soldati sovietici occuparono le sedi del telefono e del telegrafo, come pure la sede della radio e della posta, tagliando qualsiasi comunicazione fra la città e il resto del mondo. La flotta sovietica già da diversi giorni impediva alle navi lettoni di lasciare i porti.
A difesa dei cannoni dei carri sovietici nelle strade apparve una folla di persone già preparate per questa evenienza. Una parte di questa folla, circa 300 persone, erano tecnici già arrivati nei mesi precedenti in Lettonia come “specialisti” col compito di aiutare l’allestimento delle basi militari sovietiche nel paese… Ma quale pena vedere questa folla di gente straniera prezzolata manifestare nelle strade, a confronto con la dimostrazione di unità nazionale che il giorno prima si era vista nel Dziesmu svētki di Daugavpils!

Poi di colpo con la velocità di un incendio si era propagata a Riga la voce che il presidente Ulmanis la notte precedente era fuggito all’estero. Per soffocare queste voci e non aumentare il panico, il presidente uscì a bordo dell’auto presidenziale scoperta e prese a girare per le strade di Riga. Fu l’ultima volta che il popolo potè salutare il proprio capo dello stato.
Quella stessa sera presso la sede del presidente, che aveva appeva pronunciato il suo ultimo discorso alla radio controllata dalla censura sovietica, giunse il vice commissario agli esteri sovietico, Vishinskij, come plenipotenziario del governo sovietico, inviato a Riga per controllare l’attuazione delle condizioni dell’ultimatum. Il liquidatore della Lettonia libera e il macellaio del popolo lettone aveva cominciato il suo lavoro…

Sulla Lettonia era calata una buia notte piena di disperazione. E se uno di noi in quel momento poteva immaginare nella storia dell’umanità una tragedia non ancora vissuta, quel momento stava proprio giungendo sulla nostra infelice nazione.

Tratto da Tilts, Nr.5 (01.07.1950)

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