Le perle della Lettonia: la tenuta di Nurmuiža

Scopriamo uno dei tanti castelli dell’epoca dei baroni, che dopo anni di abbandono vengono riscoperti e ristrutturati. Durante i lavori di rifacimento sono venuti alla luce oggetti e storie del passato: dalle prigioni sulla torre dei tempi della schiavitù, ai moti rivoluzionari del 1905.

Il maniero di Nurmes, Nurmuiža, è uno dei tanti edifici e castelli storici (“Latvijas pērles”, le perle della Lettonia come vengono definite) che in Lettonia hanno vissuto decenni di abbandono, e adesso provano a ritornare in vita grazie a lavori di restauro e di rifacimento, spesso riportando alla luce oggetti e storie del passato di grande fascino.

Il maniero si trova nella località di Lauciene, nel distretto di Talsi. Lauciene è il nome che è stato attribuito a questa località nel 1940, ma prima di allora il luogo si chiamava Nurmuiža, da “nurm” che in lingua livone il significato di “campo”, lo stesso significato di “lauks”, da cui poi proviene in lettone il nome Lauciene. Per anni questa tenuta è stata di proprietà dei baroni Firks.

Dopo anni di abbandono, si sono avviati lavori di rifacimento del castello, del fienile, della stalla, della fucina, delle serre, oltre che di restauro degli interni. Il castello di Nurmuiža è un edificio fortificato con un cortile interno: il suo aspetto odierno è il frutto di molte ricostruzioni avvenute negli anni.

Il suo aspetto, ritenuto uno degli esempi più suggestivi di interni neoclassici fra i castelli lettoni, è dovuto all’archietetto Vilhelms Bokslafs.
Il castello fu risparmiato dagli incendi appiccati nella zona durante i moti rivoluzionari del 1905, solo perché il barone Oto fon Firks alla fine del XIX secolo aveva costruito per le famiglie della contea una scuola, e in segno di riconoscenza i rivoluzionari decisero di non attaccare la tenuta.
Il castello al tempo della seconda guerra mondiale fu utilizzato come ospedale. Nel periodo sovietico divenne sede degli uffici del kolhoz di Laidze e poi si trasformò in una azienda agricola sovietica, la “Okte”.

Con il ripristino dell’indipendenza del paese baltico l’edificio fu in un primo tempo dimenticato e abbandonato, finché la tenuta non fu acquistata da Oļegs Fiļs, proprietario della “ABLV Bank”.

“La tenuta viene citata per la prima volta nella storia nel 1380”, rivela il ricercatore Aldis Denčiks, che è anche la guida del castello. Ora che si è dato inizio ai lavori di rifacimento e ristrutturazione, si sono venuti a scoprire molti reperti ed elementi che ci mostrano come la vita del castello sia stata ricca di aneddoti e storie affascinanti.


Su alcune vecchie fotografie, appese al muro accanto a elmetti di guerra, si può notare anche una donna di colore con tre bambini – che vivevano nel castello all’inizio del XX secolo, durante la proprietà di Ernests Firks. Il signore era un viaggiatore appassionato e nei suoi viaggi aveva avuto occasione di recarsi anche in Egitto.
“Nuotando nel Nilo – rivela Denčiks – Firks venne attaccato dai coccodrilli. Fu salvato da uno dei locali, ma il coccodrillo non rimase senza pranzo”.
Questo vuol dire che l’uomo che salvò Firks, perse la vita e per questo motivo il barone decise di portare in Lettonia la famiglia del suo salvatore e prendersene cura.

In un’altra foto si possono vedere i servitori e i contadini della tenuta – gli stallieri, le ragazze che si occupavano delle mucche. “A queste persone non era consentito entrare nel castello”, ricorda Denčiks. In altre foto si vedono invece il proprietario insieme ai giardinieri, accanto a delle piante di pomodoro coltivate a cielo aperto.


Uno degli oggetti più interessanti all’interno del castello è la scrivania, ritrovata per caso in una falegnameria vicina e riacquistata tre anni fa. La scrivania è della fine del XIX secolo ed ha impresso il nome “Nurmuiža”. Per questo si è deciso di riacquistarla e adesso ha fatto ritorno a casa.
Se si escludono le foto, che sono la fonte principale di testimonianza della vita che si svolgeva all’interno del castello, solo la scrivania, un orologio da muro e altri due oggetti da interni, ancora in attesa di restauro, sono gli oggetti che rimangono dall’epoca dei baroni.

Il grande salone, con alcuni affreschi ancora visibili e la grande stufa bianca e blu, danneggiata negli anni scorsi da alcuni vandali, testimonia comunque il lusso della vita ai tempi dei baroni.
Il gusto dei Firks era molto eclettico – in alcune pareti si notano affreschi con temi di carattere popolare, in altri delle raffigurazioni mitologiche. Anche i soffitti e gli ornamenti alternano stile classico e barocco.


Un altro oggetto molto curioso e interessante è una carrozzella pieghevole che i baroni usavano per i loro spostamenti nei paraggi della tenuta. Anche questo oggetto è stato trovato per caso dai proprietari attuali nei dintorni ed acquistato.
Nella tenuta si trovavano diversi edifici e due campi, uno per la produzione agricola, l’altro per le parate e gli eventi organizzati dai signori. I due territori erano separati dal cancello che si trovava sotto la torre e che divideva i due mondi.

La torre serviva nei tempi passati anche come carcere: sulla cima vi si trovavano tre celle. “Non si veniva tenuti a lungo in queste celle – racconta lo storico Andris Lindsbergs. In genere in caso di malefatte si veniva rinchiusi fino alla sera, poi il prigioniero veniva liberato, lasciato su una panchina fuori e la mattina dopo rimandato a lavorare”.
Le celle sulla torre vennero utilizzate durante l’era della servitù della gleba – fino all’inizio del XVIII secolo. Dopo fu costruito un fienile più lontano dal castello, che era usato anche come sede di punizione, e che veniva chiamato “il granaio delle pene”. Il granaio venne usato per questo scopo fino al 1905.

Durante gli anni cinquanta nel periodo sovietico era atteso al castello un ospite d’eccezione, il segretario del PCUS Nikita Chruschev. Il giardiniere che venne chiamato per risistemare il giardino e dare un bell’aspetto al castello, per cercare di abbellire il panorama si mise a verniciare di verde le recinzioni delle aiuole, ma il colore finì anche sulle piante. I membri della commissione giunta nella tenuta per valutarne la possibilità di ospitare Chruschev scossero la testa e non dettero la loro approvazione. Così il castello non ospitò mai il segretario del PCUS.

Fra le strutture già restaurate della tenuta ci sono le due serre dove un tempo crescevano palme e viti, che sono tornate in funzione e in cui già da un paio d’anni si è cominciato a coltivare pomodori.
Di fronte alle serre si trova la struttura in vetri di un vecchio giardino d’inverno, che si spera nei prossimi tempi verrà ristrutturato per tornare alla sua funzione originaria dei tempi dei baroni Firks.

Fonte e materiali fotografici: lsm.lv e Latvijas Radio.

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