Davvero la Lettonia non firmerà la Convenzione di Istanbul?

Quella sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne. Sembra proprio così, secondo il parere legale trasmesso dal ministero della giustizia lettone a Strasburgo, dove si sostiene che la firma “discriminerebbe gli uomini lettoni”.


La Lettonia rischia di essere l’unico Stato membro dell’Unione europea a rifiutare di firmare la Convenzione di Istanbul, l’accordo internazionale progettato per aiutare e proteggere le donne dalla violenza domestica. Il parere legale redatto dai giuristi del ministero della giustizia lettone sostiene infatti che questa firma entrerebbe in contrasto con la Costituzione lettone.

Il parere legate firmato dagli avvocati del ministero della giustizia, guidato dal nazionalista Dzintars Rasnačs, afferma che firmando la Convenzione di Istanbul la Lettonia “cancellerebbe uno dei fondamenti della sua Costituzione, l’uguaglianza di fronte alla legge, permettendo di fatto una discriminazione degli uomini, senza alcun fondamento razionale”.

Il parere legale inviato a Strasburgo non si limita ad analizzare gli aspetti più strettamente collegati alla Costituzione e al recepimento delle norme internazionali, ma si avventura anche in considerazioni storiche e sociologiche.
“Il preambolo della costituzione – si legge nel parere del ministero della giustizia – afferma chiaramente che la nazione lettone rende omaggio ai suoi combattenti per la libertà e menziona le vittime lettoni causate dalle potenze straniere… La Lettonia non può quindi accettare che un accordo internazionale contenga una dichiarazione che faccia intendere che gli uomini lettoni opprimono le donne e non permettono a queste ultime di svilupparsi pienamente nella vita sociale”.

Il parere legale del ministero della giustizia, preparato fra l’altro da una donna giurista del ministero, Inga Račevska, sottolinea poi che la firma sulla Convenzione di Istanbul sarebbe un atto che disonora i combattenti lettoni per la libertà, che secondo il parere del ministero sono stati soprattutto uomini, ignorando il fatto che moltissime donne hanno partecipato alle battaglie per la libertà e l’indipendenza del paese, e moltissime di loro, insieme alle loro famiglie e ai loro bambini, sono state deportate in Siberia negli anni dell’occupazione sovietica.

Secondo il ministero della giustizia la Convenzione di Istanbul introduce un nuovo genere, femminile, secondo una ideologia che ricorda il neo marxismo.

Moltissime sono state le reazioni provocate nel paese da questo parere legale, e sui social network e nei mass media in tanti si sono scagliati contro questa presa di posizione del ministero della giustizia. Anche in ambito politico, nella stessa maggioranza di centro destra le opinioni sulla firma della Convenzione di Istanbul sono diverse e diverse forze politiche sono distanti dalle analisi del ministero.
Il dibattito sulla firma della Convenzione è stato aspro in Lettonia negli ultimi mesi, ne abbiamo parlato anche su Baltica.

Di fatto però la Lettonia ha una posizione ufficiale che l’allontana sempre di più dalla firma della Convenzione, che è stata finora siglata da 41 paesi, l’ultimo dei quali è stata la Repubblica Ceca.
Gli altri paesi del Consiglio d’Europa che non hanno intenzione di firmare la Convenzione sono Russia, l’Armenia, l’Azerbaigian, il Liechtenstein e la Moldavia. Una compagnia non proprio onorevole per la Lettonia.

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