I primi profughi in Lettonia sulla strada dell’integrazione

Le due prime famiglie, una siriana e l’altra eritrea, giunte in Lettonia lo scorso febbraio dopo gli accordi di Bruxelles, vogliono restare nel paese baltico, imparare la lingua e cercare un lavoro. 

Foto Leta
Sono state le prime due famiglie ad arrivare in Lettonia sulla base degli accordi per la redistribuzione dei profughi dalla Grecia, ed oggi a distanza di pochi mesi sembrano già avviate verso la strada dell’integrazione.

Le due famiglie giunte da Siria ed Eritrea, composte dai genitori e bambini piccoli, hanno incontrato la stampa lettone e descritto i primi mesi di ambientamento nel paese baltico.

Robel, della famiglia eritrea, ha una buona conoscenza delle lingue straniere e ha cominciato a lavorare nel centro per i profughi di Mucenieki, che li ospita, mentre la sua compagna Seneita ha intenzione di cercare un’occupazione come infermiera. Nel loro paese Robel lavorava nel settore alberghiero, mentre Seneita aveva un’occupazione in un salone di bellezza.

La famiglia eritrea ha già trovato un’abitazione, presso dei conoscenti lettoni, non lontano dal centro profughi di Mucenieki. Robel ha rivelato che trovare una casa non è stato difficile e che molte persone lo hanno aiutato.

“Mēs šeit jūtamies kā mājās, un dienas skrien,” (Qui ci sentiamo come a casa e  il tempo passa in fretta) ha detto in lettone Robel ai giornalisti.

La famiglia siriana giunta in Lettonia a febbraio è composta dai due genitori, Masad e Mariama, e due figli. Mariama lavora nel settore farmaceutico e vorrebbe anche in Lettonia continuare ad occuparsi di questo settore, mentre Masad in Siria lavorava nel settore tessile.

Riguardo ai loro piani futuri, la famiglia siriana afferma che ha intenzione di mandare i figli alla scuola lettone e fargli imparare bene la lingua, mentre i genitori vogliono cercare un lavoro. Vorrebbero vivere a Riga, o Liepāja, o qualsiasi altra città, in cui sia possibili mandare i figlia a scuola, trovare lavore e delle buone infrastrutture.
Masad e Mariama vivono ancora coi loro figli a Mucenieki, nel centro profughi non distante da Riga.

Entrambe le famiglie hanno espresso la loro gratitudine per l’accoglienza ed il sostegno trovati in Lettonia: “Liels paldies, Latvija!” ha detto Robel, che ha cominciato ad imparare il lettone e riesce in parte già ad esprimersi in questa lingua, per le prime necessità, come ad esempio nei negozi.
Anche la bambina siriana riesce a contare fino a dieci in lettone e a pronunciare altre parole nella lingua del paese che li sta ospitando.

Per nove mesi una famiglia con lo status di richiedente asilo può ricevere dallo stato lettone 139 euro al mese, e 97 euro per singolo membro. Se qualcuno di loro comincia a lavorare e prende uno stipendio che superi il salario minimo, il sostegno non viene più dato.

Finora sono giunti in Lettonia dallo scorso febbraio 23 richiedenti asilo,  nell’ambito degli accordi di Bruxelles sulla redistribuzione dei profughi.
La Lettonia si è detta disponibile ad accogliere in due anni 531 profughi da Grecia e Italia.

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