La nuova legge sulla sicurezza nazionale in Lettonia

E’ stata appena approvata dal parlamento. Le modifiche di legge erano state presentate direttamente dal capo dello stato Vējonis. Prevedono modalità di risposta più veloci in caso di aggressioni da parte di paesi esteri e l’automatica risposta militare ad un eventuale attacco. 

Foto: F64, Romāns Kokšarovs
La Saeima, il parlamento lettone, ha approvato ieri modifiche di legge nell’ambito della sicurezza nazionale, il cui scopo è quello rafforzare e semplificare le procedure in caso di minaccia alla sicurezza nazionale.
Le modifiche riguardano tre differenti leggi, quella sulla sicurezza nazionale, quella sulle forze militari e quella sulla struttura del consiglio dei ministri.

Le modifiche introdotte su proposta del presidente lettone Vējonis, riguardano in particolare i poteri delle principali istituzioni del paese e le modalità da seguire in caso di minaccia esterna alla sicurezza del paese. Una di queste misure prevede che le istituzioni del paese non possano vietare all’esercito di combattere in caso di attacco militare in territorio nazionale.

Questa norma ha un particolare significato in Lettonia, in quanto richiama il caso del 1940, quando l’allora presidente lettone Kārlis Ulmanis, di fatto unica autorità nel paese, non chiamò l’esercito alla mobilitazione generale quando l’Armata rossa passò il confine orientale fra i due paesi ed iniziò l’invasione della Lettonia. In quel drammatico giorno del 17 giugno del 1940 in un tristemente famoso messaggio alla radio, Ulmanis chiese ai lettoni di non reagire all’invasione sovietica e di restare al proprio posto: “Es palikšu savā vietā, jūs savējās” (Io resterò al mio posto, voi al vostro).

Gli storici dibattono ancora su quella scelta di Ulmanis, che nel 1940 di fatto ha consegnato il paese all’Armata rossa senza combattere, ma nello stesso tempo ha probabilmente evitato un bagno di sangue contro un esercito, quello sovietico, di gran lunga più forte e superiore e che in base agli accordi segreti del patto Molotov-Ribbentrop si apprestava ad invadere i paesi baltici.

Lo stesso presidente Vējonis, in convalescenza dopo il serio intervento cardiochirurgico a cui è stato sottoposto alcune settimane fa, ha sottolineato l’importanza di questo passaggio sulle modifiche alla legge sulla sicurezza nazionale.

“La frase “Io resto al mio posto, voi restate al vostro” del 17 giugno del 1940 non potrà più essere pronunciata da nessun altro presidente di questo paese”

Se il consiglio dei ministri ritarderà nell’assunzione dei propri dovere in situazioni di guerra, il Presidente della repubblica, in qualità di comandante in capo delle Forze armate, avrà pieni poteri nell’assumere il controllo delle operazioni di difesa del territorio. Per assicurare l’effettiva collaborazione fra il governo e il comandante in capo delle Forze armate, è previsto che quest’ultimo o un suo delegato partecipi a titolo consultivo ad ogni riunione del governo.
Finora, secondo la costituzione e la legge sulla sicurezza nazionale, in caso di minaccia esterna e di eventuali situazioni di guerra, le competenze erano esclusivamente materia del governo.

Altre misure prevedono di snellire le procedure decisionali in caso di guerra. Ad esempio il consiglio dei ministri è in grado di assumere decisioni operative se alla sua convocazione partecipano oltre al primo ministro almeno altri tre ministri.

Le modifiche si inseriscono anche nelle procedure con cui lo stato deve reagire in situazioni di emergenza. Vengono ad esempio rafforzate le funzioni di risposta del ministero della difesa e del comando delle Forze armate contro aggressioni militari. In caso di attacco ogni comandante di unità militare avrà il dovere di avviare immediatamente operazioni di difesa da parte della propria unità informandone il ministro della Difesa, che a sua volta dovrà, sulla base dei piani di difesa nazionale, attuare tutte le misure di protezione del territorio e informare capo dello stato, parlamento e primo ministro.

In ogni caso le istituzioni del paese non potranno impedire ai soggetti individuati dalla legge sulla sicurezza nazionale, ovvero le forze armate, di reagire militarmente in caso di aggressione.

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