Perché la Lettonia non ha ancora firmato la Convenzione di Istanbul.

Quella sulla prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne. L’hanno già sottoscritta 32 paesi europei. Il paese baltico dovrebbe firmarla quest’anno e ratificarla nel 2018, ma ci sono ritardi e resistenze.


In questi primi mesi del 2016 si è riacceso in Lettonia il dibattito sulla firma della Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta alla violenza sulla donne. Lettonia, Rep. Ceca e Bulgaria sono gli ultimi tre paesi della UE che ancora non hanno firmato la Convenzione. Il paese baltico prevedeva di firmarla ad inizio del 2016 ma ci sono ancora ritardi e difficoltà.

Il nodo sta in particolare sulle perplessità e i ritardi posti dal ministero della giustizia, che è guidato dal ministro di NA, partito nazionalista lettone, Dzintars Rasnačs. Ufficialmente i motivi sono legati ad alcuni adattamenti che il sistema normativo lettone deve attuare per recepire le indicazioni della Convenzione, ma si ritiene che alcune perplessità siano legate anche al fatto che la Convenzione estenda di fatto il suo campo d’azione non solo verso la protezione delle donne ma anche verso i transgender.

Illuminante in questo senso il tweet della ex ministro del welfare Ilze Viņķele (Vienotība):

“Ho scritto una lettera al ministro della giustizia per la Convenzione di Istanbul. Hanno risposto che è prevista anche in difesa contro la violenza sui transgender. Per questo c’è ancora da riflettere.”

La questione gira in particolare intorno alla definizione di “gender” e la sua traduzione in termini giuridici in lettone. L’introduzione della definizione “genere” (dzimte in lettone) accanto a quella “sesso” (dzimums), secondo i giuristi del ministero della giustizia pone dei problemi nell’adattamento della legislazione lettone alle indicazioni della Convenzione.

Il ministero del Welfare, oggi guidato da Uldis Augulis (ZZS) ha predisposto tutte le misure necessarie da parte sua per la firma del trattato, ma si attende appunto anche il via libera del ministero della giustizia. La firma del trattato potrebbe slittare verso aprile, maggio, mentre per la ratifica in parlamento si parla del 2018.

La Convenzione di Istanbul per la prevenzione contro la violenza sulle donne agisce su un tema particolarmente importante per la Lettonia, che in Europa è uno dei paesi con il più alto tasso di violenza domestica sulle donne.

I dati diffusi dal ministero del welfare lettone indicano che nel paese baltico la violenza sulle donne è più diffusa che nella media europea. Circa il 30% delle donne lettoni nella loro vita hanno subito violenza fisica dal proprio partner, e sempre il 30% dei bambini ha ricevuto violenza in famiglia.
In media ogni anno 5 donne vengono uccise dal proprio partner o marito, mentre più di 100 ogni anno finiscono in ospedale per le violenze subite.

Fino al 2011 diverse norme dell’ordinamento lettone ponevano ostacoli ad una effettiva difesa delle donne contro la violenza in ambito domestico, ed era molto difficile punire i colpevoli. Dopo l’adozione della Convenzione di Istanbul da parte dei primi paesi firmatari, anche l’ordinamento lettone, pur non recependo ancora la Convenzione, ha introdotto norme che hanno reso meno complicata la protezione delle donne, e percorsi di riabilitazione e controllo per gli uomini che si sono macchiati di ripetute violenze contro le donne.

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