La Russia ha invaso la Lettonia. Scoppia la III guerra mondiale

Calma. Si tratta di un serial appena trasmesso dalla BBC e descrive lo scenario di una ipotetica invasione del paese baltico, che scatena la reazione della Nato. Ma in Lettonia la fiction inglese ha creato molto scompiglio.


In Lettonia non l’ha ancora visto quasi nessuno, dato che è stato appena trasmesso dalla BBC, ma il serial “World War Three: Inside The War Room”, che descrive uno scenario da incubo per i lettoni e l’Europa, l’invasione della Lettonia da parte della Russia, con conseguente reazione della Nato e scoppio della III guerra mondiale, ha creato un bel po’ di agitazione, anche nelle stanze della politica lettone.

La fiction della BBC riprende alcuni esempi realmente accaduti in altri paesi della cintura al confine con la Russia. In particolare il precedente della Georgia e quello dell’Ucraina.
Gli eventi che si sono svolti in Crimea e nel Donbass vengono riproposti nel Latgale, la regione a sud est della Lettonia, che confina con la Russia e che ospita una folta comunità russofona. I russofoni in Lettonia sono circa il 30% della popolazione totale, ma in Latgale questa percentuale aumenta considerevolmente.

La causa scatenante l’invasione è ovviamente la richiesta di autonomia del Latgale e l’indizione di un referendum per l’autodeterminazione della regione. Si verificano disordini, violenze e proteste a Daugavpils, una delle due città principali della regione. Un politico lettone, identificabile nel primo ministro, si affretta a dichiarare che la Lettonia ristabilirà l’ordine nella regione, mentre il nuovo sindaco di Daugavpils annuncia che i suoi cittadini non si faranno intimorire e proseguiranno nella lotta per staccarsi dal paese baltico.

Non mancano a questo punto neanche i convogli umanitari, che come accaduto nel Donbass, partono dal confine russo per portare “aiuti umanitari” alle popolazioni del Latgale. E’ il pretesto che il Cremlino usa per far entrare in Latgale i “zaļie cilvēciņi”, gli omini verdi, come vengono chiamati dai lettoni le forze paramilitari che il Cremlino utilizza quando vuole destabilizzare un’area confinante ed invaderla.

Nel serial della BBC fa la sua apparizione anche la bandiera della nuova repubblica autonoma del Latgale, in una versione simile a quella che aveva cominciato a circolare nei social network qualche anno fa, promossa da un gruppo di attivisti russofoni della regione.

In realtà nel Latgale non esiste un movimento autonomista che abbia un seguito popolare, e la popolazione russofona non ha mai espresso concretamente il desiderio di tornare alla madre patria russia. I sondaggi che spesso vengono pubblicati mostrano che la gran parte dei russofoni non approverebbe un referendum sull’autonomia della regione. Le rivendicazioni della comunità russofona si rivolgono verso l’estensione automatica della cittadinanza a tutti coloro che ne sono ancora esclusi, all’estensione di una forma di ufficialità come seconda lingua al russo, ma senza particolari pulsioni autonomiste.
Il Latgale è la regione meno sviluppata dal punto di vista economico del paese, ed anche quella dove si registra il tasso di disoccupazione più alto, che in certe zone supera il 20, 25%, mentre nella media il tasso di disoccupazione lettone si attesta oggi intorno al 9%.

Saskaņa, il partito russofono principale, che è anche il partito di maggioranza relativa in parlamento pur essendo all’opposizione, anche se spesso ha assunto posizioni in sintonia con la politica estera del Cremlino o quanto meno evitando di criticarla, nei confini interni della Lettonia ha sempre mantenuto una posizione chiara sull’integrità dei confini e dell’indipendenza del paese. Una posizione diversa del resto gli costerebbe gravi perdite sul piano elettorale, non solo fra i lettoni ma anche nella minoranza russofona.

Il sindaco di Daugavpils, Jānis Lāčplēsis (Vienotība) ha dichiarato che in Latgale “ci sono persone che hanno visto, non al cinema ma nella vita reale, la guerra, la rivoluzione, la deportazione, il genocidio. Proprio per questo in Latgale si dà un particolare valore alla pace e all’armonia.”

Per il sindaco di Daugavpils i veri problemi della regione riguardano aspetti molto concreti della vita quotidiana: “Ogni volta che arrivano da noi giornalisti da vari paesi esteri, o dei politici, iniziano subito a cercare gli omini verdi (gli inflitrati separatisti russi ndr), separatisti, estremisti, agenti e così via, e la risposta degli abitanti è sempre la stessa: la minaccia reale è quella che riguarda la chiusura delle scuole, perché mancano i bambini, l’alto livello di disoccupazione, gli stipendi e le pensioni più basse che nel resto del paese.”

Se anche lo scenario descritto dalla BBC non ha un fondamento realistico, il programma ha comunque scatenato forti reazioni emotive fra i lettoni, anche se sono in pochi ad aver visto le puntate del serial, trasmesso questa settimana dal canale inglese.
L’eco in Lettonia è stata però immediata, anche in considerazione del fatto che in Gran Bretagna si trova la più vasta comunità di emigrati lettoni recenti.

Non sono mancate anche le reazioni ai più alti livelli istituzionali del paese baltico. Il ministro degli esteri lettone Edgars Rinkēvičs ha affermato che lo scenario descritto dalla BBC è una pura sciocchezza, ma prima di vedere le puntate del serial lo stesso Rinkēvičs ha sentito la necessità di consultare il proprio omologo britannico, per assicurarsi che le posizioni assunte dal governo inglese durante la crisi descritta dalla BBC non rispecchino la reale posizione del governo Cameron.

 

“Poco prima del film sulla III guerra mondiale, ho parlato con il mio collega britannico e ho ricevuto conferma, che il film non rispecchia l’opinione del governo inglese.”

Il ministro degli esteri lettone è stato anche intervistato da Sky News inglese sulla vicenda, ed ha dichiarato che il governo lettone vuole che la presenza della Nato nei paesi baltici sia consistente e a lungo termine.

Lo stato maggiore dell’esercito britannico da parte sua ha liquidato lo scenario proposto dalla BBC come del tutto irreale.

Anche dal Cremlino si sono avute reazioni piuttosto infastidite in relazione al programma della BBC. Il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha affermato che “è un peccato perdere tempo con queste sciocchezze”, mentre Irina Jarovaja, presidente del comitato per la sicurezza, ha definito il serial “una sorta di lavaggio del cervello”, che ha come scopo quello di predisporre un maggior consenso dei cittadini britannici verso l’aumento delle spese militari, oltre che servire come arma di propaganda anti russa in Europa.

In ogni caso, fra i lettoni che hanno visto, in genere attraverso streaming pirata, il film prodotto dalla BBC l’impressione è stata forte. Anche se il paese fa ormai parte da anni della Nato ed è membro dell’Unione Europea, l’ancestrale paura dell’ennesima invasione della sua storia da parte della Russia è ancora ben presente e ingombrante nei lettoni.

“Ad un certo punto ci ho quasi creduto, ed è stato spaventoso”. Questo il commento piuttosto angosciato di Lauris Reiniks, famosa popstar lettone, dopo aver visto “World War Three: Inside The War Room”.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: