“Viens, divi, daudz!” e si è già una comunità… L’ALISI e i lettoni d’Italia

Intervista di Baltica a Vita Začesta, presidente dell’Associazione dei Lettoni d’Italia e Svizzera. “Ce l’hanno fatta gli esuli lettoni del 1945 in Europa e nel resto del mondo, perché non dovremmo farcela noi? Basta volerlo!”. La scuola di lettone per i bambini, il coro, le tante attività, il sostegno dell’Ambasciata, i progetti per il futuro.

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© Baltica

L’ALISI, l’Associazione dei Lettoni d’Italia e Svizzera italiana, e la Scuola lettone di Milano, di cui proprio in questi giorni si celebra il primo anno di vita, sono istituzioni ancora molto giovani, ma che rappresentano già un importante punto di riferimento per i lettoni residenti nella penisola italiana e per le loro famiglie.
In una lunga intervista con Vita Začesta, presidente dell’ALISI, approfondiamo la conoscenza delle attività dell’associazione e della Scuola lettone di Milano, oltre a toccare i temi dell’identità culturale e linguistica dei lettoni che vivono in Italia e della loro integrazione nella società italiana e nella vita quotidiana.

Com’è nata l’idea di fondare un’associazione dei lettoni in Italia e Svizzera?

Tutto è cominciato con l’Expo. Ho vissuto due anni in Piemonte, con mio marito e i figli, poi ci siamo trasferiti in Svizzera, nel Canton Ticino. “Più vicino a Rainis”, dico spesso per scherzo. In rete ho scoperto che grazie all’iniziativa di una lettone, Jolanta, i lettoni di Milano festeggiano insieme Jāņi (la festa del solstizio d’estate, ndr) e si riuniscono anche in altre occasioni. Ho iniziato a cercare informazioni, se a Lugano o a Milano esistesse qualche scuola lettone per bambini, come ce ne sono in altre parti del mondo. Sembrava di no. Ho scritto all’Ambasciata e mi hanno risposto che non esisteva in tutta Italia né una scuola, né un’associazione di lettoni. Come può essere? L’Italia è l’unico paese d’Europa dove non esiste un’associazione di lettoni? Se è così, bisogna costituirla! Nell’autunno del 2014, quando la Lettonia si preparava a partecipare all’Expo, Anna ha riunito a Milano circa 40 lettoni, per assistere alla presentazione del progetto. E’ stata una grande opportunità per parlarci e trovare compagni con cui poi passare ore a sognare e a lottare con la burocrazia. Nessuno di noi aveva mai fondato un’associazione non governativa in Italia, navigavamo a vista, finché non abbiamo capito dove andare, cosa scrivere, chi pagare. Per la consulenza contabile dobbiamo ringraziare il Console onorario di Milano Patrizia Signorini. A marzo del 2015 erano pronti tutti i documenti necessari e si è svolta l’assemblea di fondazione della società. Adesso siamo ufficialmente una ONG e tutte le istituzioni ci considerano con più serietà, non semplicemente come un gruppetto di lettoni.

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Le fondatrici dell’ALISI

Com’è andato il primo anno della Latviešu bērnu skola di Milano? Quali sono le attività che si svolgono nella scuola? Quanti studenti frequentano la scuola, la loro età, i loro interessi?

A gennaio celebriamo il primo anno di vita della Latviešu skola di Milano. Sembra appena ieri, quando ci siamo incontrati la prima volta nell’accogliente appartamento di Signe. Le uniche conoscenze ed esperienze che avevamo erano i preziosi consigli che provenivano da altre scuole che lavorano con successo in Europa, ma coraggio e impegno non ci mancavano.

In un anno di vita siamo cresciuti tanto. Adesso ci troviamo una volta al mese, nei locali luminosi della parrocchia del Corpus Domini di via Canova 4 a Milano. Il nostro numero è raddoppiato, all’inizio eravamo in dodici, ora siamo due dozzine. La nostra famiglia è diventata più rigogliosa, si è arricchita di sorelle e fratelli, e abbiamo trovato nuovi bambini lettoni. Non tutti vengono da Milano, la maggior parte deve alzarsi presto il sabato mattina: c’è chi affronta un viaggio di parecchie ore per arrivare dalla Svizzera, da Torino, dal Piemonte e dalla Liguria. L’età dei ragazzi è molto varia – dai piccolissimi fino agli adolescenti. I bambini sono divisi in quattro gruppi d’età: la prima è quella dei più piccoli, “rāpotāji”, i bambini che gattonano. Giocano insieme alle mamme su un grande tappeto di lettere, rosicchiano e sbatacchiano gli strumenti musicali, imparano filastrocche dalle mamme. Un altro gruppo è quello dei bambini da età della scuola materna, dai 3 ai 6 anni. Sono quelli che cantano a squarciagola, che giocano all’impazzata, i più impegnati nei lavori manuali, e quelli che costringono le insegnanti di questo gruppo a sudare le sette camicie. Il terzo gruppo è quello degli scolari piccoli: dai 7 ai 10 anni, che già conoscono l’alfabeto, e imparano a leggere e scrivere in lettone, oltre ad arricchire il loro lessico. Con il quarto gruppo, quello degli adolescenti che hanno già imparato il lettone in Lettonia, lavoriamo in modo diverso: approfondiamo le conoscenze della storia, della letteratura, e insegniamo a parlare e scrivere in lettone in modo corretto.

Vorrei sottolineare, che lettura e scrittura occupano solo una parte, neppure troppo grande, dell’attività nel suo complesso: noi usiamo il cosiddetto metodo di formazione integrata, raccontiamo anche ai bambini la storia della Lettonia, la natura, la cultura, le tradizioni. Durante le lezioni si gioca, si canta e si eseguono lavori manuali. Ogni attività della suola è legata all’antico calendario lettone del Sole : ad esempio, a settembre parliamo di Miķeļi – la festa del raccolto, disegnamo il simbolo di Jumis e usiamo nelle attività diversi tipi di verdure, mentre a novembre – festeggiamo San Martino con vari giochi. Per le tradizioni lettoni e il folklore ci dà una grande mano Ilze, la direttrice del coro lettone di Milano, che coinvolge grandi e piccoli in canti e danze. Con le canzoni si aiutano i bambini ad imparare sia a contare, sia a conoscere le parti del proprio corpo, come anche a imparare parole nuove. L’attività a scuola dura quattro ore con una pausa nel mezzo per pranzo, in cui spesso mangiamo la torta di compleanno di qualche festeggiato.

Mi sembra che l’Ambasciata lettone di Roma insieme ad altre istituzioni stia seguendo e sostenendo la vostra attività con grande interesse. Quanto è importante per associazioni come la vostra il sostegno delle istituzioni lettoni?

La Scuola lettone di Milano e l’ALISI ricevono un importante sostegno dalla Latviešu valodas aģentūra (LVA – Agenzia per la lingua lettone) e dall’Ambasciata di Lettonia in Italia. La LVA ci ha donato il materiale didattico per la scuola, i libri, e ha inoltre fornito la possibilità a tre insegnanti di accrescere la loro formazione attraverso la partecipazione ad un seminario di tre giorni per insegnanti della diaspora, a cui hanno partecipato 50 insegnanti di scuole lettoni da tutto il mondo, in cui hanno potuto assistere a lezioni accademiche, partecipare ad attività musicali con il gruppo folkloristico degli Skandinieki e Ilga Reizniece, e scambiarsi le proprie esperienze.

L’Ambasciata ha fornito alla scuola le risorse principali per iniziare: grazie all’Ambasciata lettone in Italia oggi noi abbiamo non solo tutti i materiali scolastici necessari, lavagne, mappe, bandiere, ma anche video, proiettori e casse. Per il 18 novembre (festa d’indipendenza della Lettonia, ndr) abbiamo ricevuto un bellissimo regalo – una raccolta di film lettoni. Tutto materiale che usiamo sia nelle attività quotidiane della scuola, sia in occasione delle feste della comunità lettone.

Va sottolineato che il sostegno da parte dello stato lettone e dell’Ambasciata è ininterroto. Collaboriamo molto anche per lo scambio di informazioni, siamo molto contenti della collaborazione con il nostro ambasciatore Artis Bērtulis e il console Santa Dālmane. Non si tratta solo di regali materiali, ma anche le espressioni di apprezzamento e di riconoscimento delle nostre attività sono cose che ci danno grande soddisfazione, la convinzione di fare cose utili e lo stimolo a continuare. Ad esempio, siamo stati molto felici per il sostegno finanziario per l’organizzazione dei festeggiamenti del 18 novembre, ma ci hanno fatto un enorme piacere anche i saluti che il Primo ministro ci ha inviato per la festa di inaugurazione dell’ALISI. Solo una lettera, direte voi – cosa c’è di tanto speciale? Per noi è stato un motivo in più per aumentare il nostro impegno. Siamo una associazione giovane, ancora piccola, una scuola nata da un anno, con risorse limitate, per questo ogni sostegno finanziario da parte dello stato è un grande aiuto per il nostro lavoro, ma nello stesso tempo molto importante da un punto di vista emotivo è sentire che lo stato lettone ci tiene in considerazione.

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Le socie dell’ALISI con l’ambasciatore Artis Bērtulis

Quali sono le altre attività della ALISI?

L’ALISI ha tre scopi principali, su cui concentra la propria attività: in primo luogo la valorizzazione della lingua, della cultura e delle tradizioni lettoni. Per questo abbiamo fondato la scuola lettone, per questo festeggiamo insieme Jāņi (la festa del solstizio d’estate ndr), il 4 maggio (ricorrenza della dichiarazione di ripristino dell’indipendenza, ndr), Natale; mangiamo piatti lettoni, cantiamo canzoni lettoni ecc.. Negli ultimi tempi abbiamo trovato il modo di far partecipare le mamme alle attività scolastiche e coinvolgere altri lettoni, attraverso laboratori creativi. Mentre i bambini imparano, gli adulti preparano le corone dell’Avvento, le decorazioni natalizie, oppure le maschere di Meteņi (festa di febbraio, ndr). Organizziamo serate di cinema lettone e performance di artisti lettoni. Programmiamo poi centri estivi per bambini e per attività di coro.

Il nostro secondo obiettivo è quello di portare il nome della Lettonia nel modo. Vogliamo far vedere che la Lettonia non è affatto un piccolo e povero stato, ma un paese ricco di cultura, di intelligenze e di talenti. Per questo utilizziamo anche i social networks e condividiamo le informazioni in più lingue: descriviamo gli artisti lettoni, che vengono in Italia, parliamo della letteratura lettone, che in lingua italiana si può cominciare a conoscere attraverso Biblioteca Baltica, della storia, della cultura. Per questo coinvolgiamo nei nostri eventi anche gli italiani, in particolare i mariti o gli amici. Se anche qualcuno all’inizio può guardare con sospetto e cautela le proprie moglie correre ad occuparsi delle “cose lettoni” e pensa che la lingua lettone è una cosa di poco conto, inutile e destinata a scomparire, una volta che partecipa alle nostre feste o alla nostra scuola, capisce quanti lettoni ci sono in Italia e quanto ricca di creatività e tradizione è la nostra cultura, oltre a rendersi conto che i figli in famiglia possono parlare liberamente diverse lingue, senza confonderle. Adesso abbiamo semmai il problema opposto: molti uomini e mariti hanno cominciato a chiederci di organizzare corsi di lingua lettone per adulti!

Il terzo scopo dell’ALISI è quello di rafforzare i legami reciproci fra i lettoni e dare informazioni e sostegno ai lettoni che vivono in Italia e Svizzera. Tutti noi sappiamo quanto è difficile vivere in uno stato estero. Innanzi tutto per la vita quotidiana: all’inizio nessuno sa cos’è un comune, la questura, dove ottenere la tessera sanitaria, come dichiarare la propria residenza. L’Ambasciata lettone in Italia ha preparato materiali informativi esaurienti per le persone che arrivano in Italia, e il nostro piano è quello di aiutare a distribuire questo materiale e arricchirlo  con le esperienze di vita e consigli concreti.

Ma la vita di ogni giorno non è l’unica cosa su cui i nuovi arrivati hanno bisogno di sostegno. Chiunque emigri in un paese estero, deve fare i conti con una crisi d’identità. Chi sono? – questa è una domanda a cui è difficile rispondere. Per quanto uno possa parlar bene in italiano e vivere da tanto tempo in Italia, resterà sempre una persone che arriva dall’Europa orientale. Dall’altro lato quelli che restano in Lettonia non ti considerano più un vero lettone. Questa crisi d’identità si può affrontare in tre modi: 1) rinunciando completamente alla propria nazionalità e alla propria lingua. 2) con assoluta resistenza nei confronti del nuovo paese, 3) la via di mezzo, quello più consueta, integrarsi con dignità. L’ALISI con il suo lavoro aiuta ad intraprendere questa terza via, a capire che io sono un lettone, che vive in Italia o in Svizzera, che rispetta e ama il suo nuovo paese di residenza, ma nello stesso tempo non rinnega le proprie radici.

Anche i legami reciproci non sono da trascurare. E’ vero, si dice sempre che i lettoni vivono bene per conto loro, nel loro pezzo di terra, ma quando si organizzano eventi insieme, volere o non volere ci conosciamo meglio l’uno con l’altro, superiamo insieme le difficoltà, costruiamo nuove amicizie. Sappiamo dove rivolgerci per un consiglio professionale, che consigli dare per la vita di ogni giorno, ad esempio dove comprare le uova bianche per Pasqua, dve trovare un aiuto morale…

Quanti sono i vostri soci? Sono in maggioranza le famiglie miste o le famiglie solo lettoni?

Attualmente l’ALISI conta 40 soci. Siamo felici di avere diversi italiani (non è necessario essere di nazionalità o di lingua lettone per diventare soci, l’importate è apprezzare la Lettonia, la lingua lettone e la sua cultura, e sostenere gli obiettivi dell’ALISI). In gran parte i soci dell’ALISI provengono da famiglie miste, italo-lettoni, ma non tutti. Siamo anche lieti che i soci dell’ALISI non siano solo di Milano, ma provengano da tutta Italia e dalla Svizzera: da Roma, Zurigo, Lugano, Bologna, Napoli, Verona, e cosi via. Anche se le persone, che vivono a diverse ore di viaggio da Milano, non possono partecipare ai nostri eventi, per loro stessi e per noi è importante, la loro testimonianza, nelle parole e nei fatti: “Sono un lettone, che ha a cuore la lingua lettone e la Lettonia”. Con la sua appartenenza all’associazione, questi soci dell’ALISI contribuiscono a gridare forte nel mondo il nome della “Lettonia”, e allunga la vita della lingua lettone nella famiglia delle lingue.

In altri paesi europei, penso alla Gran Bretagna, alla Germania, alla Scandinavia, l’immigrazione lettone è molto più numerosa che in Italia. In questi paesi si creano comunità più grandi e coese. In Italia, se si esclude la zona milanese, è più difficile trovare comunità di lettoni numerose. In che modo si può riuscire a tenere insieme le famiglie lettoni sparse nella penisola?

Sì, è vero che in Gran Bretagna o in Scandinavia la diaspora lettone è molto più estesa. Sì, è vero che negli Stati Uniti, in Germania, in Svezia, le scuole e le associazioni lettoni vantano storie ed esperienze di mezzo secolo. Ma non è vero che tutti i lettoni emigrati in quei paesi sono attivi, o che in Italia ci siano pochi lettoni. I dati dell’ISTAT dicono che in tutta Italia ci sono oltre 2000 lettoni. Quando abbiamo fondato l’associazione, non conoscevo nessun lettone nelle vicinanze, e solo adesso ho scoperto, che nell’arco di dieci chilometri da me vivono tre famiglie lettoni! Davvero, i lettoni sono ovunque! ( “Latvieši ir visur!” è il titolo di un libro di Otto Ozols, bestseller di vendite alcuni anni fa, ndr). Solo che molti pensano che tanto non c’è nessun lettone nei paraggi e non mettono il naso fuori. Forse non ce n’è neanche uno a 100 chilometri di distanza, ma insomma viviamo nel 21° secolo, coi mezzi di trasporto al giorno d’oggi le distanze non sono un problema insormontabile!

Per costruire qualcosa come la nostra associazione lettone o la nostra scuola, non servono centinaia di persone! Non bisogna aspettare un Deus ex machina, bisogna darsi da fare qui! Per creare un’atmosfera lettone, bastano tre soci, e si può esclamare: “Viens, divi, daudz!” (Uno, due, tanti!). Basta passare insieme il 18 novembre, mangiare durante la cena della festa coi tre o quattro lettoni della tua regione, colorare le uova pasquali o preparare piparkūkas per Natale con qualche altra famiglia lettone, e già starete parlando lettone, i bambini conosceranno le tradizioni lettoni e vi verrà voglia di incontrarvi di nuovo.

La cosa principale è volere. Nel 1945 emigrarono dalla Lettonia decine di migliaia di esuli. Cominciarono subito a fondare associazioni di lettoni nei loro nuovi paesi di residenza. Senza chiedersi cosa sarebbe stato per loro, quanto gli sarebbe costato. Erano persone che avevano perso tutto, lavoro, reddito, famiglie… I loro diplomi di laurea non erano riconosciuti, nessuno parlava la loro lingua, non c’erano soldi, neppure internet, ma trovarono il modo di organizzarsi e mantenere il loro essere lettoni per i sessanta anni a seguire. Portavano i loro figli alle scuole lettoni, anche a cento chilometri di distanza, tre o quattro ore di lezione ogni sabato. Se si poteva fare 50 anni fa, perché non adesso? E’ solo questione di volontà!

Quali sono gli appuntamenti principali che avete in mente di organizzare per il 2016?

Il calendario dei nostri eventi è legato alle feste tradizionali. Celebreremo la Pasqua, il 4 maggio, il 18 novembre, Natale. Le attività scolastiche sono previste in queste date: 23 gennaio, 20 febbraio, 19 marzo, 16 aprile, 14 maggio, 11 giugno. Dalle 10 alle 14, in via Canova 4 a Milano. In quegli stessi giorni di solito si svolgono anche le prove del coro e vari laboratori artistici. Quindi possiamo dire che almeno una volta al mese, i lettoni si incontrano a Milano. In primavera ci sarà un raduno del coro e un concerto.

Il coro dell'ALISI

Il coro dell’ALISI

Nel 2018 per il centenario dell’indipendenza della Lettonia, non solo all’interno del paese baltico ma anche fra le comunità lettoni all’estero, si comincia già a pensare agli eventi da organizzare per questo grande appuntamento. L’Alisi ha già qualcosa in mente? Potremo vedere anche un Coro dell’Alisi al Dziesmu svētki del centenario?

Sì. Certamente celebreremo il centenario di nascita della Repubblica di Lettonia. Il coro si sta già preparando per il Dziesmu svētki del centenario. I lettoni d’Italia sono molto fortunati, perché da noi si è traferita Ilze, una dirigente di coro professionista. Ilze ha lavorato anche nell’organizzazione del  Dziesmu svētki, è piena di energia e determinazione, le difficoltà non la spaventano. Ripeto, siamo nel 21° secolo – se per la distanza non si può partecipare alle prove del coro ogni settimana, uno può tranquillamente partecipare una volta al mese, e negli altri giorni imparare da sé le canzoni, con le cuffie mentre si è in macchina, o sulla metro. Sogniamo anche di mettere insieme un collettivo di danza di bambini. Per il Centenario della Lettonia la nostra associazione sarà grande e piena di creatività!

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© Baltica

Le foto sono gentilmente concesse dall’ALISI.

Qui la pagina facebook dell’ALISI, per chi volesse informazioni sull’iscrizione e sulle attività dell’associazione.

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