Venticinque anni fa le “barricate di Riga” (1° parte)

Dal 13 al 20 gennaio del 1991 si svolsero gli eventi più drammatici e sanguinosi del movimento di risveglio nazionale lettone, che portò poi alla liberazione del paese dal giogo sovietico. Ripercorriamo quelle giornate storiche in una serie di puntate su Baltica.

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© Baltica Storia (Prima parte)

Sono passati venticinque anni dalle “barricate di Riga” del gennaio 1991, uno degli eventi più drammatici e sanguinosi dell’Atmoda, il risveglio nazionale lettone, che condusse all’indipendenza della Lettonia nell’agosto di quello stesso anno.

Nel maggio del 1990 il Soviet lettone aveva votato a maggioranza per il ripristino dell’indipendenza della Repubblica di Lettonia, fondata nel 1918. Il voto non venne riconosciuto dall’Urss: Gorbaciov firmò un decreto apposito per negare la validità del voto del Soviet lettone, in quanto contrario alla Costituzione sovietica.

Ma la lotta del popolo lettone era ormai inarrestabile e nel gennaio del 1991 visse i suoi momenti più drammatici, con la gente che scese nelle strade ed eresse barricate nei luoghi più sensibili di Riga, per difendere la sede del Soviet lettone (che aveva votato a favore dell’indipendenza), la sede del governo, della televisione e della radio e i principali ministeri. Questa è la cronaca di quei giorni del gennaio 1991.

2 gennaio

Gli OMON, le forze speciali sovietiche su ordine del Comitato centrale del Partito comunista lettone occupano la Preses nams, il palazzo della stampa, paralizzando di fatto la pubblicazione dei quotidiani. Giornalisti e tipografi vengono privati dei loro documenti e perquisiti. Arrivano sul posto il ministro degli interni Vaznis e Dainis Īvāns, vice presidente del Consiglio dei ministri e di fatto leader di Tautas Fronte, il fronte popolare di liberazione, ma gli OMON non consentono loro l’ingresso nella Preses nams.

Iniziano moti di protesta popolare a Riga, e su iniziativa del Tautas Fronte, si forma un assembramento di fronte alla sede del Partito comunista lettone.
Intanto anche a Vilnius, capitale della Lituania, viene occupata analogamente, la sede della stampa.

3 gennaio

Una rappresentanza lettone, formata da Gorbunovs, Bišers, Jundzis e Eizāns si reca a Mosca per incontrare il generale Nikolajs Moisejevs e cercare di evitare il precipitare degli eventi. Intanto il Presidente del consiglio lettone Ivars Godmanis ha un colloquio con Gorbaciov, che si dice all’oscuro dell’occupazione della sede della stampa lettone e degli avvenimenti del giorno precedente.

I tipografici cercano di rimanere al loro posto e a lavorare per permettere l’uscita dei quotidiani, come Diena Lauku Avīze, nei giorni successivi.
Alcune redazioni, come quella del giornale Latvijas Jaunatne portano via dalla Preses nams computer e macchinari, per poter lavorare all’uscita del giornale in altre sedi.

4 gennaio

Giunge a Riga una delegazione del ministero degli interni dell’Urss per un’ispezione.
Il quotidiano svedese “Expressen” per solidarietà coi colleghi lettoni decide di pubblicare una versione di Diena, in lingua lettone e in traduzione svedese. Questo stesso giorno il corrispondente di Expressen Gunārs Juhansons giunge a Riga con 1500 copie del giornale che vengono vendute in cambio di donazioni: i circa 2000 rubli raccolti vengono messi in un fondo di solidarietà per i giornalisti e tipografici lettoni.

5 gennaio

Nella sede del Tautas Fronte a Riga si incontrano le delegazioni dei tre Fronti popolari baltici, di Lettonia, Estonia e Lituania, per discutere sugli ultimi preoccupanti avvenimenti.
La situazione più tranquilla appare quella estone. Molto più tesa e preoccupante la situazione in Lettonia e Lituania. A Šiauliai è stato appena costruito un nuovo poligono dell’esercito sovietico, e la presenza di militari russi, i berretti neri, è in aumento.

Intanto non si ferma la campagna di disinformazione che in Russia cerca di aumentare la tensione nei territori baltici, per preparare la strada ad eventuali interventi armati.

Su Diena compare la notizia che anche alla Casa Bianca la questione baltica è all’ordine del giorno: se ne è discusso in un briefing al Dipartimento di Stato, che ha stigmatizzato il brutale attacco agli organi di stampa lettoni, e lo stesso presidente George Bush ha auspicato colloqui di pace fra l’Urss e i governi dei paesi baltici.

7 gennaio

Gorbaciov dà ordine al ministro della difesa, generale Jazov, di inviare in Lettonia, Lituania ed Estonia unità di truppe combattenti per garantire le operazioni di arruolamento delle forze armate sovietiche nella regione.
In alcune province lettoni si nota un aumento dell’attività di repressione e di arresti, in particolare a Daugavpils e Rēzekne, nonostante l’ordine del ministero degli interni lettone ai propri agenti di non prestarsi a simili attività di polizia.

8 gennaio

L’assemblea legislativa lettone, l’allora Soviet, adotta una risoluzione di condanna dell’invio delle forze speciali militari sovietiche nei baltici con l’obiettivo della mobilitazione forzata dei cittadini lettoni nell’esercito sovietico e invita la popolazione lettone a non collaborare con le forze armate giunte da Mosca.

A Riga intanto arriva il generale Ačalov, uno dei capi della guerra in Afghanistan e l’uomo del ministero degli interni dell’Urss per le situazioni d’emergenza. Ačalov incontra Alfrēds Rubiks, il principale esponente filosovietico nel Soviet lettone, che a maggioranza è pro indipendenza.
Il Tautas Fronte lettone decide di convocare una grande manifestazione in tutta la Lettonia contro la pressione militare e politica di Mosca.

Il Soviet lettone decide di conferire a Dainis Īvāns, leader del Tautas Fronte, l’incarico di rappresentare gli interessi della Repubblica di Lettonia di fronte al resto del mondo, e nello stesso tempo giudica un atto di aggressione diretta e di attacco alla democrazia l’invio delle forze armate speciali da Mosca.

9 gennaio

Gli Stati Uniti condannano formalmente l’invio di truppe speciali da Mosca nei paesi baltici per sopprimere le aspirazioni indipendentistiche di Lituania, Lettonia ed Estonia.

Si dimette il governo lituano guidato da Kazimira Prunskienė, sotto la pressione delle proteste per l’aumento dei prezzi dei beni di consumo, in particolare gli alimentari.

10 gennaio

Una manifestazione di Interfronte (il movimento filosovietico che si contrappone ai fronti nazionali indipendentisti nei baltici), chiede le dimissioni del governo guidato da Ivars Godmanis (che è a favore dell’indipendenza della Lettonia). Partecipano circa 10 mila persone.
Le motivazioni delle proteste filosovietiche hanno come motivo di facciata l’aumento dei prezzi, che si sta verificando in tutte e tre le repubbliche baltiche da quando si è inasprita la crisi col Cremlino. I fronti filosovietici usano questo tema per mobilitare proteste popolari nei paesi baltici, che provochino la caduta dei governi, che sono schierati a favore del processo di democratizzazione e di liberazione dei paesi baltici, e spingano il Cremlino ad intervenire direttamente con la forza.

11 gennaio

Una manifestazione di protesta della Lega delle donne lettoni contro l’intervento militare del Cremlino si svolge all’Esplanāde. Vi partecipano circa 6000 persone.
Per le strade di Riga sono sempre più evidenti gli spostamenti di  militari e mezzi corrazzati.
A Mosca un’altra delegazione del governo lettone, composta da Ilmārs Bišers, Juris Dobelis e Jānis Peters incontra il ministro della difesa Jazov e il generale Moisejev, che ripetono che il contingente militare di stanza in Lettonia non verrà aumentato.

In Lituania si svolge la conferenza stampa del nuovo primo ministro, Albertas Šimėnas. Rimarrà al suo posto per tre giorni. Il 14 gennaio, al momento dell’arrivo delle truppe russe a Vilnius, si darà alla fuga.

12 gennaio

Il Tautas Fronte lettone annuncia una grande manifestazione per il giorno dopo, 13 gennaio, in tutta la Lettonia, a sostegno del governo lettone legalmente eletto e a difesa dei principali punti nevralgici del paese. E’ la chiamata alle barricate di Riga.

A Mosca intanto il Presidium accoglie la richiesta di ritirare una parte delle forze armate inviate nei Baltici.
Anatolijs Gorbunovs (presidente del Soviet lettone) e Ivars Godmanis (capo del governo lettone) incontrano a Mosca Mihail Gorbaciov, che promette di non usare la forza in Lettonia.

13 gennaio

La notte del 13 gennaio i carri armati russi entrano in Vilnius, occupando il parlamento lituano, le sedi di Tv e radio, le telecomunicazioni. Nell’attacco vengono uccise 14 persone, i feriti sono 110.

A Riga nelle stesse ore i lettoni si preparano a difendere la loro capitale. Alle 4.45 dell’alba la radio lettone trasmette in diretta un messaggio di Dainis Īvāns, che invita i lettoni a scendere in Doma Laukums (di fronte alla sede della Radio lettone), in sostegno ai fratelli lituani appena attaccati.
Viene formato un comitato di difesa della città, con a capo Andrejs Krastiņš.

Alle 14 inizia la grande manifestazione organizzata dal Tautas Fronte. Oltre 600 mila persone si riversano a Riga, a partire da 11. novembra krastmala. Romualds Ražuks, del Tautas Fronte, invita i cittadini di Riga ad alzare le barricate nei punti più sensibili della città.

Barricate vengono erette a difesa della sede del Soviet, l’attuale parlamento lettone, della sede del governo, della sede della radiotelevisione lettone in Zaķusala, della sede della radio in Doma Laukums, del Telegrafo centrale, come pure dei ponti principali della città.

Il governo lettone ordina l’utilizzo di trattori, carri e gru per trasportare dalle campagne tronchi e materiale adatto per costruire le barricate.
Barricate vengono erette anche in altre città lettoni, come Liepāja e Kuldīga.

Gorbunovs (presidente del Soviet lettone) e Boris Eltsin firmano un accordo di relazioni internazionali fra la Federazione Russa e la Lettonia.
A Tallin si incontrano i presidenti dei Soviet di Estonia, Lettonia, Lituania e Russia. Viene firmato un trattato di collaborazione e di riconoscimento, e viene condannata ogni azione militari contro i paesi baltici.
Eltsin firma un atto che invita i soldati della Federazione russa a non partecipare ad azioni militari contro le popolazioni civili. Intanto giunge la notizia che la divisione di Vitebsk si è rifiutata di muovere verso Riga.

1° parte. (prosegue…)

2° parte – 3° e ultima parte

© Baltica Storia

Fonti: Barikadopedija.lv, Diena, Latvijas Jaunatne, Delfi.

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