Hermanis, la Germania e i profughi. Una storia dei nostri giorni.

Il regista teatrale lettone, uno dei più acclamati in Europa, lascia il teatro di Amburgo in contrasto con le politiche d’accoglienza tedesche. “Accogliere i profughi è un rischio per l’Europa”.

Alvis Hermanis

Alvis Hermanis

Alvis Hermanis è uno dei più importanti e acclamati registi teatrali in Europa. E’ lettone. Dopo una grande fama in patria ha da tempo conquistato le platee di altri paesi europei, come Germania, Italia, Francia, ma è anche un personaggio molto particolare, che ha spesso preso posizioni eclatanti su vari temi politici. In questi giorni è al centro di una forte polemica in Germania, sul tema dell’accoglienza ai profughi.

Hermanis ha infatti deciso alcuni giorni fa di abbandonare la sua collaborazione con il “Thalia Teather” di Amburgo, dove già in passato aveva messo in scena suoi spettacoli teatrali, come “Melnais piens”.
Il motivo della decisione il regista lettone lo ha spiegato in una lettera privata inviata al direttore del teatro: la decisione del Thalia di aprire una sottoscrizione per aiutare i profughi arrivati in Germania, una posizione che Hermanis considera in contrasto con le sue idee sull’immigrazione.

Il regista lettone ritiene infatti che la politica della Germania, tenuta fino al giorno degli attentati di Parigi, sia un fattore di pericolo per l’Europa, a causa delle inflitrazioni di potenziali terroristi islamici attraverso i flussi immigratori all’interno dei territori europei.

Il direttore del Thalia Theater si è detto scioccato di fronte alla posizione assunta dal regista lettone: “Mai avrei potuto immaginare che proporre l’assistenza umanitaria a persone in estremo bisogno, potesse condurre ad un tale gesto da parte di un regista”.
Nel frattempo non si sono fatte attendere anche le reazioni del pubblico: ieri alla prima di un opera con la sua regia all’Opéra Bastille di Parigi, Hermanis è stato fischiato da una parte del pubblico in platea al termine dello spettacolo, mentre altri lo acclamavano.

Hermanis ha cercato di spiegare meglio le ragioni della sua clamorosa scelta, in una lettera aperta pubblicata sul sito del teatro lettone che dirige, lo Jaunais Rīgas teātris. Nella lettera Hermanis spiega che in queste settimane si trova a Parigi, per l’allestimento di un’opera. Ha quindi vissuto sul luogo i drammatici giorni degli atti terroristici parigini, ricavandone una profonda impressione. Quanto accaduto ha rafforzato la sua idea della necessità di mettere in atto politiche molto più severe sui controlli dell’immigrazione e rafforzare la difesa dei confini europei.

Hermanis sostiene che soprattutto in Europa orientale i popoli che hanno sofferto a lungo la dittatura comunista e la cancellazione delle identità nazionali, hanno sviluppato sensibilità molto maggiori sulla difesa della propria identità rispetto ai popoli dell’Europa occidentale.
“Non credo che le mie idee sull’immigrazione siano più radicali della maggior parte dei cittadini europei. In Europa orientale non capiamo tutta questa euforia sull’accoglienza. O forse si pensa davvero che ad esempio 40 milioni di polacchi siano tutti razzisti?”.

Per Hermanis le politiche di Berlino sull’immigrazione mettono in pericolo l’Europa per il rischio di infiltrazioni terroristiche: “Non si possono distinguere con certezza le persone buone da quelle cattive. Non si può sostenere nello stesso tempo le vittime di Parigi e mantenere queste politiche di accoglienza. Non tutti i profughi sono terroristi, ma tutti i terroristi sono stati profughi, o se non loro i loro figli” conclude il regista lettone.

Questo il testo integrale in inglese della lettera aperta che Alvis Hermanis ha pubblicato sul sito del JRT.

“Please, here is my explanation. But you can use it only in the form how it is written. Please, no cuts and no manipulation. Otherwise you must not use it.

Of course the intendant of Thalia Theater made his statement where he manipulated with the sentences which were taken out from the context of my private letters (without asking my permission).

I asked to cancel my production in Hamburg because of the very private reasons. I am working now in Paris and living exactly in the same part of the city were massacre happened. The everyday life here feels like in Israel. Permanent paranoia. Even worse because the Paris Jewish community are the first which are abandoning this city. Everywhere we are surrounded with a threat and fear. We all are traumatised here after what happened 2 weeks ago.
I am a father of 7 children and I am not ready to work in another potentially dangerous town again. As we know the people who participated in 9/11 were coming from Hamburg by the way.
We know that even German government changed the refugee politics after Paris tragedy. So the price which was paid to finally admit the connection between immigration policy and terrorism – was the death of 132 young people in Paris.
Is it still the tabu in Germany to connect immigration policy and terrorism?
After speaking with a people from Thalia Theater I understood that they are not open for different opinions. They are identifying themselves with a refugee-welcome center. Yes, I do not want to participate in this. Can I afford to have my own choice and my own opinions? What about democracy?
I do not think that my political opinions are more radical then those which are sharing majority of europeans. We do not support this enthusiasm to open the EU borders for uncontrolled immigration.
Especially in Eastern Europe we do not understand this euphoria. Do you really think that 40 million citizens of Poland, for example, are neo-nazies and racists?”
Alvis Hermanis

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