Baltica Libri: “Kurzemīte” – Imants Ziedonis

Nasce un nuovo blog di Baltica: Baltica Libri, dove si parlerà di libri e letteratura lettone: recensioni di libri vecchi e nuovi, storie, frammenti in traduzione, e tutto quello che succede nel mondo editoriale e letterario lettone. Si comincia con Ziedonis e la sua Kurzemīte…

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© Baltica Libri

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La donna che era seduta accanto a me scese alla fermata di Ugāle, l’ultima prima di arrivare a Ventspils. Aveva due grosse buste della spesa. Mentre l’autobus ripartiva, la vidi raggiungere dall’altro lato della strada un’anziana che l’attendeva con una bicicletta. La donna agganciò al manubrio della bici i due sacchi della spesa, poi entrambe si avviarono per il sentiero sterrato che portava ai campi. Le guardavo incamminarsi, mentre spingevano a mano la bici, in un equilibrio incerto sotto il peso dei sacchetti, e mi sembrava di avere davanti agli occhi una pagina di “Kurzemīte”.

Ogni paesaggio che osservo in Kurzeme, finisco sempre per guardarlo con gli occhi di quel libro. Non riesco a togliermi dalla testa Ziedonis, a dire la verità.
Mentre l’autobus mi riportava a Ventspils, alla Casa dello scrittore e traduttore, ripensavo a quando lo andai a trovare, a Jūrmala, alcuni anni prima. Ero andato a chiedergli il permesso di tradurre le “Favole colorate”. Ausma mi accolse con una tale gentilezza, e lui, a quel tempo già fiaccato nella salute, continuava a ripetermi: “Devi andare a Ventspils, devi andare alla Casa di Ventspils, là è un buon posto per lavorare alle tue traduzioni.”
Quando poi ci andai per davvero, alla Ventspils rakstnieku un tulkotāju māja, la prima cosa che portai con me fu “Kurzemīte”. Un libro che dietro di sé ha una storia straordinaria.

Imants Ziedonis nel 1968 ha trentacinque anni. E’ un poeta già affermato, ha pubblicato tre raccolte di poesie, “Zemes un sapņu smilts”, “Sirds dinamīts” e “Motocikls”, che gli sono valse una vasta popolarità fra i lettori e negli ambienti letterari lettoni. Se fossimo in America potrebbe essere una stella della beat generation. Ma ci troviamo nelle province baltiche dell’Unione Sovietica, atmosfera e libertà non propriamente quelle del ’68 californiano. In quegli anni si respira perfino più libertà a Mosca che a Riga.
All’inizio del 1968 Ziedonis riceve una telefonata. Lo chiamano dall’Unione degli scrittori, di cui è membro. Sta per arrivare una delegazione da Mosca, bisogna organizzare degli eventi, incontri, assemblee pubbliche. Riattacca il telefono, infastidito. Anzi proprio scocciato. Si avvicina la primavera, poi sarà estate. Lui vuole che sia un’estate felice. Piena. E’ stanco di incontri letterari, delle chiacchiere nei caffé o nelle case della cultura, è stanco della burocrazia, dei doveri che gli impone il suo ruolo all’interno dell’Unione degli scrittori.
Così molla tutto. Lascia l’Unione degli scrittori, scappa da Riga, si mette a viaggiare per il Kurzeme. Una regione che conosce bene. Lui viene dal Kurzeme, ci è nato.  A Ragaciems, in un villaggio di pescatori sul mar Baltico.

“Avevo un’intera estate davanti, sentivo che quella estate doveva essere felice. Quell’estate aveva il sorriso sul volto. Gli dei sorridevano, era una sensazione chiara….”

Nella sua prefazione all’edizione di “Kurzemīte” nelle Opere complete, Ziedonis racconta che giunto nei pressi di Sabile, si toglie l’orologio e lo getta su un prato. Ci mette una settimana ad imparare a vivere e viaggiare senza orologio, senza una esatta cognizione del tempo, senza neanche una meta precisa. Vuole solo riprendersi la sua terra.
L’idea di fare un libro da quel viaggio, il primo libro documentarista sulla Lettonia di quegli anni, che poi aprirà un vero e proprio genere letterario, nasce dopo. All’inizio è solo una fuga, un ritorno, una riscoperta di sé e della sua terra.

“Perché la Lettonia per me è ancora una terra da svelare? Se anche ne conosco la geografia, ascolto i notiziari, leggo i giornali?”

Non è solo. Lo accompagna la donna della sua vita. Provate ad immaginarli. Lui, uno dei poeti emergenti della Lettonia, già circondato da un’aura di popolarità nel paese che non l’abbandonerà mai. Lei una bellissima attrice del Dailes teātris, Ausma Kantāne. Nel libro Imants e Ausma diventano Eduards e Unigunde. Se il Kurzeme fosse stata la California, in quante lingue sarebbe stato tradotta “Kurzemīte”?
Invece siamo nella Lettonia sovietica, nei piani quinquennali, nelle campagne collettivizzate, trasformate in distese di kolhoz, e questo qualche differenza la fa.
Ziedonis non è un rivoluzionario, non è un agitatore. Semmai un armonizzatore. Non vuole farsi paladino di crociate contro la collettivizzazione, la Lettonia è già quella, un paese stuprato, violato da anni di occupazione e dittatura sovietica. Eppure ha ancora una propria anima, una bellezza da raccontare, da riportare alla luce. Terra, gente, vento, pioppi tremuli, betullaie, fattorie, scuole di campagna, musei di provincia. Lui vuole raccontare tutto questo.

“Questo pino qui splende. Come un abete la notte di capodanno. Certo, non lo vediamo. Ma lo possiamo sentire. Non possiamo non sentirlo. Siediti qui, ora, qui a una decina di passi di distanza, e osserva. No, ascolta! Anzi, non ascoltare, non guardare, è una cosa diversa, completamente diversa, non si può spiegare. Ascolta con le mani, con le spalle. E respira profondo. Lo senti? Ti sta addosso, con tutti i suoi aghi. Senti come mormora, come vibra. Sta cantando. Ti respira attraverso. Ed è solo l’inizio. Poi ti abituerai, imparerai, e loro ti passeranno attraverso. Specie dopo un temporale, si mettono a nuotare come nuvole, e pure noi possiamo districarci fra loro, come nuvole. Io ci vado spesso e mi mischio fra aghi e cortecce, e resine, tanto che alla fine le mie braccia non si distinguono dai loro rami.
– Vedi, tu pensi sempre alla natura, ai laghi, agli alberi –  dice Unigunde. – Io penso alla famiglia che ci ha ospitato la scorsa notte. Ieri ho osservato tutto il giorno quella donna. Così femminile, una di quelle donne di cui la nostra gente può andar fiera. Alleva il figlio e mantiene dentro di sé una calma, una compostezza, una tenerezza. Rainis diceva che la donna dev’essere tanto sensibile e dolce, da farsi rifugio persino per un cerbiatto in fuga. Da lei proviene una forza – potente e silenziosa. Questo è il suo valore… il suo grande valore. Mi sembra d’essere fortunata ad incontrare persone così.”

Ziedonis vuole raccontare la Lettonia attraverso le persone che la vivono. Savējie, i nostri, perché i lettori li distinguano dagli svešie, gli estranei, quelli che arrivano da Mosca. I nostri sono anche i presidenti dei kolhoz, i presidi delle scuole di campagna, i direttori dei musei di provincia, i trattoristi, i pescatori dei villaggi sulla costa del Baltico occidentale.
E’ un armonizzatore. Vuole riavvicinare la sua gente alla propria terra, alle proprie radici. E’ stato probabilmente il poeta lettone che più di tutti ha saputo avvertire le vibrazioni della società, della sua gente, del suo tempo.

Kurzemīte è un libro della sua epoca, si porta dietro anche alcuni inciampi, difficili da evitare in quegli anni del regime sovietico, specie quando si ripercorrono gli avvenimenti della seconda guerra mondiale, che hanno lasciato il segno in ogni fattoria, in ogni villaggio, in ogni cittadina della Lettonia profonda.

Quando viene pubblicato nel 1970, il libro riscuote subito un enorme successo. La prima tiratura di 30 mila copie va a ruba. Ma non è stato tutto così semplice. Prima della pubblicazione Ziedonis deve affrontare anche l’inevitabile accusa di “deviazionismo”.  Karogs, la principale rivista letteraria dell’epoca, vuole pubblicarne dei brani, ma ne teme anche le conseguenze. Dal ministero della cultura affermano: “Ziedonis sa orientarsi nei problemi dell’agricoltura, ma si perde quando affronta i temi culturali” . Il ministero dell’agricoltura al contrario: “Ziedonis parli di cultura, ma lasci stare l’economia agricola”.
Ma la spinta collettiva, in particolare della gente che Ziedonis ha incontrato nel suo viaggio attraverso il Kurzeme, è troppo forte. Troppo popolare è il poeta stesso, perché il Comitato centrale possa mettersi di traverso.
Kurzemīte esce e diventa, forse anche suo malgrado, un simbolo. Ziedonis comincia a ricevere lettere da ogni parte del paese. I lettori dopo l’uscita di Kurzemīte scrivono al poeta per denunciare le storture, le illegalità che vengono commesse nei loro territori, ai danni dell’ambiente, delle ricchezze del paese, delle comunità locali. Ma Ziedonis non è un rivoluzionario, non vuole diventare il capo d’una fazione. Resta un poeta e da poeta ha scritto Kurzemīte, che rimane nella sua biografia letteraria una pietra angolare, sul piano letterario come su quello sociologico.

Ogni regione vuole il suo libro. Perché non una Vidzemīte, perché non una Latgalīte? In realtà qualche anno dopo uscirà “Tik un tā“, ideale prosecuzione di Kurzemīte, e nel 2013 due anni dopo la sua scomparsa, il figlio Rimants completa un altro libro documentaristico lasciato incompiuto dal padre, “Leišmalīte“, un viaggio lungo il confine fra Lettonia e Lituania.

Kurzemīte è stato l’inizio, il precursore non solo di un genere letterario nel paese, ma anche il seme che ha germogliato la lenta, costante, instancabile crescita di una nuova coscienza popolare in Lettonia. Dopo Kurzemīte è nato il “Dižkoku atbrīvošanas grupa”, il gruppo di liberazione degli alberi secolari, il collettivo ambientalista fondato da Ziedonis a metà degli anni settanta, il primo movimento ambientalista della Lettonia sovietica.
Da quel seme di Kurzemīte negli anni ottanta è nato anche il movimento che ha contrastato il progetto di costruzione della diga idroelettrica di Daugavpils, uno dei temi su cui è nata e ha preso forza l’Atmoda, il risveglio nazionale lettone che ha poi portato alla liberazione dall’Urss.

Poi alla fine nel mio scaffale e nella mia testa resta questo libro. Resta questo meraviglioso viaggio attraverso gli occhi d’un poeta, lungo quello straordinario caleidoscopio di paesaggi, di villaggi e di genti che è il Kurzeme. Difficile capire la Lettonia di quegli anni e quella di oggi, senza il vocabolario di Kurzemīte.

Paolo Pantaleo © Baltica Libri

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