La storia dell’indipendenza della Lettonia, il 18 novembre del 1918.

Nel teatro nazionale di Riga, allora Rīgas Krievu teātris, alle quattro del pomeriggio i membri del Tautas Padome proclamavano la nascita della nuova repubblica di Lettonia. Vi raccontiamo la storia di quel giorno e di come ci si è arrivati.

La storica foto scattata da Vilis Rīdzenieks

La storica foto di quel giorno scattata da Vilis Rīdzenieks

© Baltica Storia

Quel 18 novembre del 1918 l’appuntamento era per le 16 al Rīgas pilsētas Otrais (Krievu) teātris, che l’anno dopo sarebbe stato rinominato Nacionalais teātris. Il Latvijas Tautas Padome, il Consiglio nazionale lettone formatosi appena il giorno prima, era convocato per proclamare quel giorno l’indipendenza della Lettonia e la formazione del nuovo stato e del suo primo governo.

Era l’atto di nascita della Lettonia. Fu un giorno storico, ma anche pieno di storie incredibili e per certi versi paradossali. Proviamo a raccontarvelo, partendo dalle necessarie premesse storiche, che portarono poi a quella dichiarazione di indipendenza.
La Lettonia durante la I guerra mondiale fu uno dei teatri di battaglia più sanguinosi. Il paese baltico, governatorato dell’impero zarista, si trovava sulla linea del fronte di guerra fra Russia e Germania. Pagò col sangue dei suoi soldati, con la distruzione di molte città e paesi, e con migliaia di profughi che fuggirono soprattutto dal Kurzeme e dallo Zemgale sotto l’avanzata dell’esercito tedesco.

Gli avvenimenti della I guerra mondiale e la caduta dell’impero zarista aprirono però anche uno spiraglio di speranza per le ambizioni di indipendenza e di libertà dei patrioti lettoni, che da anni speravano nella formazione di una Lettonia indipendente, o quanto meno in una forma di autonomia.
Il trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918, che aveva sancito la fine delle ostilità fra la Russia ormai sovietica e la Germania, dava ai tedeschi mano libera nei territori baltici. Ma anche la Germania non se la passava bene. Berlino era sull’orlo della rivoluzione e i soldati tedeschi erano ormai stanchi di combattere, specie nei baltici.

Le forze politiche lettoni erano divise. I partiti socialisti e socialdemocratici sostenevano le ambizioni della nuova Russia sovietica, e vedevano la conquista di una forma di autonomia della Lettonia solo come il passo interlocutorio verso l’internazionale socialista. Le altre forze politiche lettoni speravano in qualcosa di ben più ambizioso: un nuovo stato indipendente, che desse finalmente la possibilità ai lettoni di vivere in un proprio stato e decidere del proprio futuro. Nel novembre del 1918 una serie di fattori coincidenti determinarono una condizione particolarmente favorevole per spingere i principali esponenti delle forze politiche lettoni ad osare qualcosa che fino ad allora era apparsa impensabile: dichiarare l’indipendenza del paese.

Zigfrīds Anna Meierovics

La diplomazia lettone era già al lavoro. Il diplomatico più brillante di quella generazione e probabilmente di tutta la storia lettone, Zigfrīds Anna Meierovics, in quei giorni era in Inghilterra, per cercare di strappare alla diplomazia inglese e ai paesi dell’Intesa il riconoscimento de facto del nuovo stato lettone. Sembrava un’impresa disperata, ma alla fine con la sua grande abilità diplomatica Meierovics riuscì ad ottenere il riconoscimento scritto in una lettera dal ministro degli esteri inglese Lord Balfour. La lettera arrivò nelle mani di Meierovics l’11 novembre del 1918. Era il primo passo, fondamentale, per far nascere lo stato lettone.
Le forze dell’Intesa, in particolare l’Inghilterra, con la formazione di stati indipendenti nei paesi baltici puntavano a formare una zona cuscinetto di fronte alla Russia sovietica.

Intanto anche la Germania sembrava più disponibile ad accettare l’idea di una Lettonia indipendente, almeno sul piano formale. Il plenipotenziario tedesco nei baltici, August Winnig, sapeva che l’esercito tedesco in quel periodo non era in grado di mantenere l’occupazione della Lettonia. Uno stato lettone formalmente indipendente ma sotto l’influenza tedesca, una sorta di stato fantoccio, era lo strumento migliore per salvaguardare gli interessi dei baltici tedeschi, proprietari terrieri e imprenditori, che ancora vivevano e prosperavano in Lettonia.

Non deve stupire quindi il fatto che Winnig fosse a conoscenza della riunione del Consiglio nazionale lettone per la proclamazione dell’indipendenza della Lettonia, e che addirittura delle guardie militari tedesche fossero di presidio di fronte al teatro. Il nuovo stato lettone che stava per costituirsi non disponeva ancora di proprie forze militari e di polizia.

Il Tautas Padome, il Consiglio nazionale lettone, si era formato il giorno prima, il 17 novembre 1918. Non era un organismo elettivo, in quel periodo era impensabile riuscire ad organizzare delle elezioni nel paese. In realtà il Tautas Padome era il frutto dell’unione (gli storici sono ancora divisi sul fatto che fosse consapevolmente condivisa o semplicemente subita) del Latviešu Pagaidu Nacionālā padome, il Consiglio lettone nazionale temporaneo, fondato nel 1917 e che si era già autoproclamato come organo rappresentativo di una Lettonia libera e indipendente e aveva mandato il suo rappresentante più prestigioso Meierovics a chiedere a Londra e Parigi il via libera per l’indipendenza de facto del paese baltico, e il Demokrātiskais bloks, il Blocco Democratico, che riuniva alcuni partiti ma che non era un vero e proprio organo politico autonomo.

I 40 membri del Tautas Padome erano stati scelti sulla base di una distribuzione fra i maggiori partiti e per rappresentanza territoriale. Otto erano i partiti rappresentati nel TP, ne erano esclusi i bolscevichi, che si erano rifiutati di entrarvi. Avevano aderito invece i socialdemocratici menscevichi.
Nella riunione del 18 novembre riuscirono a partecipare 34 deputati. Le condizioni di guerra nel paese non consentirono a tutti i deputati di raggiungere Riga. La maggior parte dei deputati proveniva dal Vidzeme, la regione più libera. In un paese tuttora sul fronte di guerra e con territori occupati da Germania e Russia, era difficile per i rappresentanti di Kurzeme e Latgale partecipare alla prima fase della vita del TP. Il partito più rappresentato era il Latviešu Zemnieku savienība, il partito dei contadini guidato da Kārlis Ulmanis, con 13 deputati, seguito dal partito socialdemocratico dei lavoratori, con cinque. Nessuno di loro superava i cinquant’anni.

Nella riunione svoltasi il giorno prima il Tautas Padome aveva eletto come proprio presidente Jānis Čakste. Uno dei tanti paradossi di quel giorno: Jānis Čakste non era a Riga in quelle ore, la ragione ufficiale perché si trovava fuori città e non ricevette in tempo il telegramma di convocazione. In realtà Čakste, uno degli esponenti politici più importanti di allora, non approvava la scelta di proclamare subito l’indipendenza, temeva fosse una forzatura, specie nei confronti delle forze dell’Intesa. Probabilmente Čakste non accolse con gioia neanche la nomina a presidente del Tautas Padome.

Ed ora torniamo al pomeriggio di quel 18 novembre. Poco dopo le quattro il palco dell’allora Rīgas pilsētas Otrais teātris, oggi il teatro nazionale di Riga, cominciò a riempirsi coi membri del Tautas Padome. La loro età media era di poco superiore ai trent’anni. Fra i più “anziani”, Kārlis Ulmanis (41 anni) e Gustavs Zemgalis (47 anni). Nessuno superava i 50 anni. Intanto i palchi e la galleria del teatro erano già affollati, pieni di gente, lettoni venuti ad assistere a quell’evento storico.
Sul palco le bandiere della nuova Lettonia, due bande orizzontali rosso scuro divise da una banda bianca. Questi colori erano stati usati la prima volta nel 1873, in occasione del I Dziesmu svētki, il festival delle canzoni popolari. In quell’occasione nel 1873 fu cantato per la prima volta anche “Dievs svēti Latviju”, che quella sera del 18 novembre 1918 sarebbe diventato l’inno ufficiale della Lettonia

Fu il vice presidente del Tautas Padome, Gustavs Zemgals (Partito Radicaldemocratico) a prendere la parola, alle 16.30 di quel 18 novembre per proclamare la nascita della repubblica di Lettonia.
Toccò poi a Kārlis Ulmanis, nominato il giorno prima dal Tautas Padome capo del governo provvisorio lettone, prendere la parola. Nel suo discorso Ulmanis affermò che l’obiettivo del suo governo era quello di rafforzare la Lettonia sia all’interno del suo territorio, che all’esterno attraverso la diplomazia, con il grande lavoro che nel frattempo stava facendo Meierovics.
Ulmanis non nascose la gravità della situazione: il paese scarseggiava in tutti, dagli approvvigionamenti, alle derrate alimentari. Tutte le principali istituzioni di uno stato democratico dovevano essere ancora costruite, così come un vero e proprio esercito e una forza di polizia.

Ma era sullo spirito nazionale lettone, sulla enorme volontà di tutto un popolo di liberarsi da secoli di schiavitù e oppressione, sotto i domini stranieri che si erano succeduti in Lettonia, dagli svedesi ai polacchi, dai tedeschi ai russi, che Ulmanis contava per riuscire a dare un futuro alla repubblica di Lettonia appena nata.

“Il lavoro non sarà semplice, mi sostiene la consapevolezza della forza della nazione lettone, la sua capacità di resistere e di impegnarsi per raggiungere il risultato finale. In quel momento ricorderemo, per quanti anni molti nostri connazionale hanno coltivato la speranza, prima lavorando in silenzio, poi alla luce del sole, col pensiero di una Lettonia libera nei loro cuori. Dobbiamo ricordare con gratitudine coloro che hanno cercato di mantenere lo spirito nazionale proiettato verso l’idea di una Lettonia libera, a costo del sacrificio più grande – la propria vita…
… Invito tutti i cittadini, senza distinzioni di nazionalità, ad aiutarci, poiché nella nuova Lettonia saranno assicurati i diritti di tutte le nazionalità. Sarà uno stato democratico e fondato sullo stato di diritto, dove non ci sarà posto per l’oppressione e l’ingiustizia.”

Parlarono poi i rappresentanti degli altri partiti del Tautas Padome, infine salì sul palco il coro dell’Opera di Lettonia, che eseguì il “Dievs, svēti Latviju!” composto da Baumaņu Kārlis, che fu eseguito tre volte.
C’era un fotografo in sala, Vilis Rīdzenieks. Scattò una foto leggendaria, l’unica foto che ritrae il palco di quella straordinaria serata (che potete vedere all’inizio dell’articolo ndr). Per quella foto Rīdzenieks venne insignito dell’Ordine delle tre stelle, unico fotografo ad aver ottenuto un tale riconoscimento.

Alle otto di sera l’atto di proclamazione della nuova repubblica di Lettonia veniva considerato concluso, e i partecipanti cominciarono a defluire dal teatro. Iniziava la storia dello stato lettone.

Da quel giorno in realtà passerà ancora un anno di guerra e grandi tribolazioni prima che la Lettonia possa considerarsi davvero uno stato libero e indipendente in buona parte del suo territorio.
Solo l’11 novembre del 1919, con la liberazione di Riga dall’assedio delle forze russo-tedesche guidate da Pavel Bermont, il governo Ulmanis riuscirà ad assumere il controllo di buona parte del territorio lettone, ad eccezione del Latgale, che verrà liberato solo l’anno dopo.

Paolo Pantaleo © Baltica Storia

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