Come si preparano le città della Lettonia all’arrivo dei profughi?

Riga, che dovrebbe svolgere il compito principale nell’accoglienza ha preparato un piano. Le altre città vanno in ordine sparso, alcuni comuni si preparano, altri sperano di non essere coinvolti.


Come si sa l’Unione Europea ha deciso che nella ripartizione dei profughi siglata a Bruxelles, la quota di richiedenti asilo affidata alla Lettonia sarà di 531 persone nei prossimi due anni. Numeri minimi in senso generale, ma che in un piccolo stato possono generare ansie e polemiche. Così è stato in Lettonia, che comunque pur opponendosi al principio della quote fisse, ha accolto la richiesta della UE.

Fra le città lettoni destinate ad accogliere i profughi, la capitale Riga avrà ovviamente un ruolo chiave. Il comune di Riga ha già approntato un piano, che prevede la costituzione di un centro di coordinamento, che gestirà tutte le questioni collegate all’accoglienza nella capitale lettone.

Il centro di coordinamento dovrebbe iniziare a lavorare da gennaio, mentre i primi profughi in Lettonia dovrebbero arrivare in primavera. Ma il sindaco di Riga Nils Ušakovs è convinto che anche i profughi che all’inizio saranno ospitati da altri comuni nel territorio lettone, una volta liberi di circolare per il paese, finiranno per arrivare a Riga, che è certamente la città che offre maggiori possibilità di guadagnarsi da vivere.

Per quanto riguarda le altre città regna una sostanziale incertezza, come evidenzia anche un’inchiesta . Se è certo il numero dei profughi che arriveranno in Lettonia, niente ancora si sa di preciso sulla ripartizione dell’accoglienza nelle varie città principali del paese. Per questo alcuni comuni si stanno già preparando, mentre altri attendono eventuali comunicazioni del governo, fra voglia di aprirsi all’accoglienza e forti timori per la presenza dei profughi nelle proprie città e per le difficoltà di integrazione.

Il sindaco di Jelgava Andris Rāviņš si dice disposto a collaborare col governo ma a patto che vi sia un sostegno pratico sulle attività di integrazione e di supporto, in particolare riguardo all’istruzione e alle possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.

Molti comuni lettoni si augurano di vedere arrivare in Lettonia persone con un buon grado di istruzione e possibilmente con specializzazioni lavorative che permettano un inserimento nel mondo del lavoro. E’ la stessa speranza che hanno molti imprenditori in Lettonia, ma che pare obbiettivamente difficilmente realizzabile.

Il timore di molti sindaci delle principali città è dato dal fatto che il governo lettone non sembra avere ancora idee molto chiare sia sulla distribuzione dei profughi nel territorio, sia sulle modalità di accoglienza ed inserimento. Non si sa ancora neanche di quale nazionalità saranno i 531 richiedenti asilo che verranno accolti in Lettonia.

Il sindaco di Jēkabpils Leonīds Salcevičs afferma che la sua città è pronta a dimostrarsi solidale con chi ha bisogno di un rifugio e un paese che lo accolga.
A Valmiera sono ottimisti, sulla base dell’esperienza della città nell’accoglienza degli studenti provenienti dall’estero. La vera chiave del successo dell’integrazione, sostengono in molti comuni, si basa sulla reale volontà dei profughi di rimanere in Lettonia e di integrarsi nel tessuto sociale e lavorativo lettone. Se la Lettonia diventa solo un punto di approdo per poi sognare di trasferirsi in altri paesi europei, ad esempio in Germania o nei paesi scandinavi, allora l’integrazione è destinata a fallire.

In Latgale, la regione con maggiore disoccupazione nel paese, ci sono due esempi del tutto opposti, nelle due città principale. Daugavpils è da anni insieme a Riga il principale centro di accoglienza di rifugiati in Lettonia, considerata anche la sua vicinanza al confine con la Bielorussia, uno dei principali punti di transito dell’immigrazione clandestina in Lettonia.
Aleksandrs Bartaševičs, sindaco di Rēzekne, l’altra città principale in Latgale, afferma che il suo comune non è pronto ad ospitare i profughi, né dal punto di vista sociale né da quello economico.

Anche in Kurzeme si oscilla fra la disponibilità all’accoglienza e i timori sul successo dell’integrazione. A Liepāja i timori sono accentuati dal fatto che il governo non ha ancora fatto sapere niente, sulle modalità di distribuzione dei profughi sul territorio. Il comune in particolare denuncia la mancanza di strutture e alloggi per ospitare i rifugiati.
A Ventspils, la città più sviluppata della Lettonia dal punto di vista economico, ci si chiede con curiosità e scetticismo se i richiedenti asilo potranno inserirsi adeguatamente nel tessuto produttivo della città.
Per tutti comunque il fattore determinante saranno i processi di istruzione e formazione che verranno resi disponibili per i rifugiati. Imparare la lingua ed avere una formazione adeguata per entrare nel mondo del lavoro, sarà un elemento indispensabile per l’integrazione di queste persone in Lettonia.

Fonte Delfi.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: