Vējonis: “Il prezzo per la libertà è da pagare per intero”

Il ministro della difesa e neo eletto presidente della repubblica lettone ha commemorato a Litene, la Katiņ lettone, le vittime delle deportazioni del giugno 1941. “La mezza libertà non esiste, è solo menzogna e schiavitu”.

Litene
“Per la libertà il prezzo da pagare è intero, poiché non esiste una mezza libertà”. Queste le parole del ministro della difesa Raimonds Vējonis, che fra pochi giorni entrerà in carica come nuovo presidente della Repubblica lettone, durante la commemorazione del 14 giugno 1941, il tragico giorno delle deportazioni dei popoli baltici in Siberia da parte del regime sovietico.

Vējonis ha scelto come luogo per commemorare i morti e i deportati in Siberia di quella notte, un luogo simbolo di quella tragedia, il campo militare di Litene, dove vennero uccisi almeno 11 fra ufficiali e soldati lettoni, e altri 560 vennero deportati in Siberia. Litene per questo viene spesso definita la Katiņ lettone.

Il ministro della difesa ha affermato che Litene è un luogo simbolo del destino di tanti soldati che sono morti in terra patria o hanno trovato la morte deportati in terra straniera per aver tenuto viva l’idea e la speranza di una patria indipendente e libera.

“I soldati che avevano giurato di dare la propria vita per la Lettonia, sono morti senza poter neanche combattere, il loro eroismo si è affermato nel silenzio e nella sofferenza”.

La riconquista dell’indipendenza e della libertà della Lettonia, secondo Vējonis, ha poi dimostrato che per la libertà si deve pagare il prezzo per intereo, senza sconti, perché non esiste una mezza libertà, che è una nebbia che è formata da menzogne e schiavitu.

La storia delle vittime di Litene

Il campo di addestramento di Litene era uno dei più importanti nella prima repubblica lettone, ampliato poi con un’altro campo costruito a poca distanza. Ospitava i campi estivi dell’esercito lettone, che però dopo l’invasione e l’occupazione sovietica del giugno 1940 era stato sostanzialmente inglobato nell’esercito sovietico.

Nel corso di quell’anno un alto numero di giovani soldati russi fu insediato nel campo, per sostituire una parte dei soldati lettoni.
Il 14 giugno del 1941 il campo fu circondato dalla truppe speciali del commissariato del popolo. Oltre 500 fra ufficiali e soldati lettoni furono chiamati, disarmati e radunati. Alcuni furono uccisi sul posto. Il resto fu portato a Gulbene e fatto salire su carri merce, destinazione Siberia.
Solo 70 di loro riuscirono a tornare in Lettonia vivi.

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