Le quote di profughi in Europa: la Lettonia resta divisa sull’accoglimento

Si è scatenata una discussione molto accesa sulla questione dei profughi: 220 quelli assegnati alla Lettonia. Chi è a favore ricorda i tempi in cui i lettoni fuggivano in esilio, quelli contrari insistono sulle limitate capacità di accoglienza del paese.

Foto AFP
La decisione della UE di formalizzare le percentuali di quote di profughi da accogliere nei singoli paesi membri ha di fatto acceso una forte discussione in Lettonia, non solo a livello politico, ma anche nella società lettone.

Nei giorni scorsi i partiti lettoni si erano già espressi quasi all’unisono su posizioni decisamente contrarie ad ogni forma di accoglienza di profughi (ne abbiamo parlato anche su Baltica).
Adesso la decisione ufficiale della UE, che prevede l’obbligo per la Lettonia di accogliere 220 profughi, ha riacceso le polemiche, estendendole anche all’interno della società lettone. Ieri molte le reazioni non solo a livello politico ed istituzionale, ma anche sui social network.

La UE ha stabilito che la Lettonia dovrà accogliere nei prossimi due anni l’1,1% dei 20 mila profughi che hanno ricevuto tale status, e l’1,2% dei profughi già presenti in Europa.
Quote maggiori sono destinate all’Estonia, mentre poco inferiori sono quelle della Lituania. Le quote sono state stabilite sulla base di vari fattori, dal numero di abitanti, al prodotto interno lordo, al tasso di disoccupazione.

La premier Straujuma nei giorni scorsi aveva sempre sostenuto la contrarietà della Lettonia sulla questione dell’accoglimento, offrendo in alternativa aiuti finanziari e tecnici per il controllo delle frontiere. Ed anche ieri, dopo la decisione della UE, ha chiesto al suo ministro degli interni Rihards Kozlovskis di preparare un dossier in cui si elenchino i motivi per cui la Lettonia non può assicurare l’accoglimento dei profughi.

Anche la commissione esteri della Saeima ha discusso ieri sul tema dei profughi, e la sottosegretaria agli interni Ilze Pētersone-Godmane ha dichiarato che le possibilità di accogliemento della Lettonia sono davvero limitate e che comunque finora non sono arrivate al parlamento richieste ufficiali su cui pronunciarsi.
Nel centro di Mucenieki c’è posto per 100 profughi, nelle situazioni di emergenza si arriva a 200, ma in media si trovano nel centro una settantina di persone. Un altro centro di accoglienza per immigrati clandestini si trova a Daugavpils.

Paura degli immigrati, rischi di malattie, polemiche sul sostegno finanziario ai profughi e alle loro famiglie, tutto questo sta scatenando forti polemiche anche all’interno della società lettone. C’è chi ricorda che la storia della Lettonia è piena di periodi in cui i lettoni si sono trovati da profughi a dover scappare dalla propria patria, specie nelle coste svedesi durante la II guerra mondiale e il periodo dell’occupazione sovietica.

Come pure prima dell’indipendenza del paese, nei primi del novecento, molti lettoni, e fra questi tanti intellettuali, sono fuggiti in esilio per scampare dalla polizia segreta zarista. Rainis e Aspazija, di cui si celebra quest’anno in Lettonia il 150° anniversario dalla nascita, sono il caso più famoso. I due poeti più illustri della Lettonia passarono quindici anni nel Ticino prima di poter rientrare nella Lettonia indipendente.

Chi si dice contrario all’accoglimento dei profughi sottolinea la scarsa disponibilità di risorse economiche e strutturali per ospitare i richiedenti asilo, ma soprattutto c’è un’atavica paura, in un paese spesso occupato da forze straniere nella sua storia, e con una situazione assolutamente atipica per il resto d’Europa, con il 37% di russofoni e una quota rilevante di non cittadini “apolidi”. La difesa della lingua, dell’identità nazionale, sono sentimenti molto forti nei lettoni che si sentono, a torto o a ragione, minacciati da questa iniziativa della UE.

Gints Knoks ricorda i barconi dei lettoni che nel 1944 partivano dal Kurzeme per raggiungere le coste svedesi.

C’è chi invece ricorda l’esilio di Rainis e Aspazija in Svizzera, per scappare dagli agenti zaristi, prima dell’indipendenza della Lettonia.

Chi si oppone all’accoglimento sottolinea anche la forte differenza di sostegno finanziario dedicato alle famiglie dei profughi, rispetto ai sostegni familiari previsti dal Welfare lettone.

C’è poi chi è a favore dell’accoglimento, in segno di solidarietà con la UE, ma chiede che i profughi siano integrati, a partire dall’insegnamento della lingua lettone.

II giornalista di LTV Guntis Bojārs: “Almeno per una volta la Lettonia potrebbe sorprenderci e dire: prendiamo i profughi”.

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