Knuts Skujenieks: “Dobbiamo essere pronti, fisicamente e moralmente, a difendere la nostra patria”.

Il grande poeta lettone, che è stato deportato sette anni nei campi di lavoro sovietici, mette in guarda il suo paese e gli europei: “Di fronte all’aggressività della Russia nessuno può escludere l’allargamento del conflitto all’intera Europa”.

Foto Leta
“Non dobbiamo dormire sugli allori. Bisogna essere vigili, attenti e pronti ad affrontare qualsiasi trasformazione del  nostro destino”. Questo è il monito del più grande poeta vivente in Lettonia, Knuts Skujenieks, intervistato nei giorni scorsi dal canale LNT.

Skujenieks ha passato sette anni della sua vita in un campo di lavoro in Mordovia, dal 1963 al 1969 in epoca sovietica, e conosce bene gli scherzi del destino e la durezza della vita dei lettoni durante le occupazioni straniere, anche se in questi anni ha sempre saputo mantenere uno sguardo obbiettivo e senza rancori, sulle relazioni fra lettoni e russi.

Ma le conseguenze sullo scenario europeo ed in particolare sui baltici, dell’attacco russo in Ucraina, non possono passare sotto silenzio. “Dobbiamo essere pronti, sia fisicamente che moralmente – afferma Skujenieks – a difendere la nostra patria”.

Il poeta ricorda nell’intervista a LNT che la Lettonia non ha mai avuto una vita facile, ed è sbagliato pensare che nuovi conflitti su larga scala non siano più possibili al giorno d’oggi. Quello che possiamo fare è imparare ad adattarsi a vivere anche in una situazione di instabilità geopolitica come quella attuale.

“Ad un certo punto è sembrato che finalmente una volta costituitasi l’Europa, nel continente non ci sarebbero più state nuove guerre. Due guerre mondiali sono nate proprio in Europa. Purtroppo l’attuale situazione in Ucraina è tale da non poter prevederne gli effetti. In ogni caso siamo vicini ad un nuovo grande conflitto, che può estendersi anche al di fuori dell’Ucraina” avverte Skujenieks.

Skujenieks sottolinea che la situazione nella stessa europa è complicata, e questo fattore può essere utilizzato dalla Russia. “L’Europa, come unione collettiva, non si è ancora del tutto compiuta. Sappiamo che è piena di contraddizioni, e di diverse ambizioni.” Ma la partecipazione della Lettonia all’Unione Europea e alla Nato è comunque un fattore da valutare positivamente, anche a costo della perdita di una parte della propria sovranità. “Non si ottiene niente per niente”.

Per quanto riguarda l’atteggiamento della Russia, che continua a gettare benzina sul fuoco sostenendo i separatisti dell’Ucraina orientale e attuando una politica aggressiva. “La Russia – afferma Skujenieks – è di fatto in una situazione senza via d’uscita. Un vicolo cieco in cui si è cacciata lei stessa. La retorica dell’accerchiamento esterno, è una dottrina che è nata ancora prima degli zar. E’ una dottrina che impone un atteggiamento ostile nei confronti degli altri, obbligatoriamente ostile. Fin dai tempi in cui la Russia ha iniziato a conquistare i territori vicini e ad espandersi.”

Skujenieks nei sette anni in cui ha dovuto lavorare in un campo di deportazione sovietico, in Mordovia, condattato per attività anti sovietica con un processo costruito su prove false, conosce bene il popolo ucraino Nel campo di concentramento ha conosciuto molti altri scrittori ed intellettuali ucraini ed egli stesso è stato uno dei maggiori traduttori di poeti ucraini in lettone, in particolare di Lesja Ukrainka.
“Gli ucrani non sono russi, anche se sono parenti stretti. Ma non sono la stessa cosa, né vogliono esserlo. Il problema è che Putin ormai sembra voglia provare a creare un nuovo impero, a scapito dei paesi vicini.”

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