E’ già iniziata la corsa per l’elezione del presidente della Repubblica lettone

Anche se mancano ancora diversi mesi, in parlamento e nei partiti già si discute di candidature e possibili alleanze. Un’elezione in cui anche il governo rischia di andare in crisi.

Il capo dello stato lettone Andris Bērziņš. oto Leta

Il capo dello stato lettone Andris Bērziņš. Foto Leta

Mancano ancora alcuni mesi all’appuntamento per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica lettone, ma i giochi e le trattative in parlamento e fra i partiti sono già in pieno fervore.
In Lettonia il capo dello stato è eletto dal parlamento, ma a differenza di quanto succede in Italia, i parlamentari sono chiamati a votare su una rosa di candidature presentate in precedenza dai singoli gruppi parlamentari.

Al momento l’unica candidatura certa è quella di Mārtiņš Bondars, il leader di Latvijas Reģionu apvienība. La sua candidatura appare però avere poche chance: NRA è un partito di opposizione, che conta solo su otto deputati. Difficile al momento immaginare che Bondars possa ottenere l’appoggio di altri partiti e gruppi parlamentari, sufficienti per assicurargli l’elezione.

Nella corsa alla presidenza il primo nodo da chiarire sono le intenzioni dell’attuale presidente Andris Bērziņš, che ancora non ha svelato se intende ricandidarsi o meno.
Al momento Bērziņš può contare sui voti del suo partito ZZS, ma anche una parte di Vienotība potrebbe essere disponibile a votare per la sua riconferma.

Cosa deciderà di fare l’attuale presidente Bērziņš?

Bērziņš nel 2011 fu eletto grazie ai voti di ZZS e di Saskaņa. Il partito russofono potrebbe decidere, come fece quattro anni fa, di non presentare un proprio candidato, e di appoggiare la rielezione di Bērziņš. Il capo dello stato lettone del resto in questi mesi, durante i punti più aspri della crisi fra Europa e Russia, ha sempre mantenuto nei confronti del Cremlino un atteggiamento più morbido e conciliante, rispetto ai suoi omologhi lituano ed estone. Una posizione che gli ha procurato alcune critiche ma che potrebbe anche lasciargli aperta la porta per l’appoggio dei russofoni di Saskaņa.

Le altre possibili candidature

Intanto si profilano altre possibili candidature, come ad esempio quella di Māris Riekstiņš, ambasciatore lettone alla Nato, o quello del costituzionalista Egils Levits, padre del preambolo appena inserito nella costituzione lettone, che potrebbe avere il sostegno dei nazionalisti di Visu Latvijai!.

I rischi per il governo Straujuma.

Secondo alcuni analisti politici la corsa all’elezione per il nuovo capo dello stato potrebbe mettere in pericolo anche la stabilità del governo. L’esecutivo guidato da Laimdota Straujuma, sostenuto da Vienotība, ZZS e Visu Latvijai!, potrebbe infatti trovarsi al centro delle divisioni fra i tre partiti della coalizione, che non sembrano al momento riuscire a trovare una candidatura condivisa. Per il governo, che è già percorso da alcune divisioni interne, potrebbe essere un banco di prova molto rischioso per la tenuta della coalizione.

Elezione a scrutinio segreto o votazione nominale?

Ma intanto la battaglia più importante in questi giorni si svolge non tanto sul terreno delle candidature ma su quello delle regole per l’elezione. Tramontata ormai l’ipotesi di modifica della costituzione per l’elezione diretta popolare del capo dello stato, su cui spingevano molto in particolare i russofoni di Saskaņa e l’altro partito di opposizione “No sirds Latvijai“, in questi giorni si discute su un’altra modifica, per prevedere che l’elezione in parlamento del capo dello stato non avvenga a scrutinio segreto, come previsto finora, ma con votazione nominale.

L’elezione del capo dello stato è infatti l’unica votazione a scrutinio segreto prevista dai regolamenti parlamentari. Visu Latvijai! sta premendo con forza per modificare questa norma, e rendere visibili i voti che concorreranno all’elezione della massima carica istituzionale del paese. Visu Latvijai! chiede questa modifica per evitare, come già successo in passato, che i vari partiti non si assumano una responsabilità chiara nell’elezione del presidente.
Proprio nel 2011 un accordo tenuto segreto fra ZZS, che faceva parte della coalizione di governo con Vienotība, e Saskaņa (all’opposizione) fu alla base dell’elezione a sorpresa di Andris Bērziņš, a discapito dell’allora presidente Valdis Zatlers che si era ricandidato per la riconferma del suo mandato.

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