In Lettonia si parla dell’elezione diretta del capo dello stato

I partiti di opposizione sono a favore, mentre non c’è una posizione comune all’interno della coalizione di centrodestra. Per modificare la costituzione servono i 2/3 dei voti della Saeima.

Il Castello di Riga, sede della Presidenza della repubblica lettone

Non c’è ancora accordo nella coalizione di centrodestra lettone su una possibile posizione comune in relazione alla modifica della costituzione che prevede l’elezione diretta del capo dello stato.

La proposta di far eleggere il presidente della repubblica lettone direttamente dagli elettori (fino ad oggi i presidenti lettoni sono stati eletti dal parlamento) è in discussione da tempo fra i partiti e anche nell’opinione pubblica.

La sensazione è che nella maggioranza del paese l’elezione diretta del capo dello stato sarebbe accolta in modo positivo, ma alcuni partiti lettoni hanno il timore che le possibili divisioni all’interno dell’elettorato lettone possano alla fine favorire un candidato russofono, che potrebbe avere il sostegno univoco della minoranza russofona.

Un recente sondaggio, dello scorso ottobre, di TNS ha rivelato che il 78% dei lettoni sarebbe favorevole all’elezione diretta del capo dello stato (il 43% sicuramente, il 35% abbastanza), mentre il 16% sarebbe contrario, e un 6% indeciso.

La proposta di legge per modificare la costituzione e far eleggere il capo dello stato direttamente dagli elettori è appoggiata praticamente da tutte le forze attualmente all’opposizione in parlamento. Non solo dai russofoni di Saskaņa, che ovviamente vedono in questa modifica un’opportunità molto favorevole, ma anche da Latvijas reģionu apvienība e da “No sirds Latvijai“.

All’interno della coalizione di governo anche Nacionāla apvienība sostiene il progetto di modifica costituzionale. I nazionalisti lettoni, come i russofoni, da tempo sono a favore dell’elezione diretta del capo dello stato.

Incerti sono invece gli altri due partiti della coalizione di governo, Vienotība e ZZS. Ma all’interno di questi due partiti sono diversi i parlamentari che sarebbero disponibili a votare a favore dell’elezione diretta del presidente della repubblica.

Augusts Brigmanis, capogruppo di ZZS, sostiene ad esempio di essere favorevole all’elezione diretta, ma afferma che all’interno del suo partito, nella componente dei verdi ci sono voci di dissenso su questa proposta, e il timore di ZZS è di una possibile spaccatura.

Il partito che sembra opporsi di più all’elezione diretta è quello della premier Straujuma, Vienotība. Per ora Vienotība non ha espresso una posizione ufficiale: se ne occuperà la direzione del partito appena eletta al congresso svolto pochi giorni fa, ma finora l’opinione più estesa al suo interno sembrava di opposizione alla proposta di modifica costituzionale.

E’ importante sottolineare il fatto che comunque l’accordo di coalizione su cui è nato il governo di centrodestra di Laimdota Straujuma non prevede vincoli sul tema dell’elezione diretta del presidente. Nel caso in cui la coalizione non trovi una posizione comune sull’argomento, i singoli deputati potranno votare secondo la loro opinione.

Per il capogruppo di Nacionāla apvienība Gaidis Bērziņš è positivo che all’interno della coalizione si sia aperta la discussione sul tema. In ogni caso il capogruppo del partito nazionalista lettone esclude che questa proposta di legge potrà influire sull’elezione del prossimo presidente.

Il mandato dell’attuale presidente Andris Bērziņš scade infatti nell’estate del 2015 e sembra difficile che il parlamento possa trovare il modo di emendare la costituzione in tempo prima della prossima elezione presidenziale. Per far passare la proposta di modifica costituzionale servono infatti i 2/3 dei voti parlamentari, e la predisposizione di una legge che possa prevedere non solo l’elezione diretta del presidente della repubblica ma anche tutti gli altri aspetti relativi ai poteri del capo dello stato, oltre che al sistema di elezione, se ad un turno o con eventuale ballottaggio.

La proposta di legge intanto è stata depositata in parlamento, firmata da deputati di vari partiti, sia di maggioranza che di opposizione: Inguna Sudraba, Armands Krauze, Kārlis Krēsliņš, Romāns Mežeckis, Aivars Meija, Arvīds Platpers, Silvija Šimfa, Ringolds Balodis, Jānis Urbanovičs, Gunārs Kūtris e Nellija Kleinberga.

Il testo sarà esaminato nei prossimi giorni e il parlamento sarà chiamato intanto a decidere se sottoporre la proposta alla commissione affari costituzionali, per una prima discussione nel merito.

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