La Lettonia uno dei paesi con il tasso di disuguaglianza più alto in Europa.

Un fenomeno che viene da lontano, dalle privatizzazioni selvagge degli anni novanta. Ora per correre ai ripari servono una riforma fiscale e lavoratori più formati e istruiti.

Foto: Aivars Liepiņš, Dienas mediji
Secondo i dati diffusi dal ministero del welfare lettone, il paese baltico è fra i paesi europei con il maggiore tasso di disuguaglianza fra la classe più abbiente e quella più povera. In Lettonia infatti la classe di lavoratori più abbienti è 7  volte più ricca della classe di lavoratori con il reddito minimo. Solo in Spagna e Grecia il divario in questo contesto è più ampio.

Il quotidiano Diena ha appena pubblicato un’inchiesta su questo fenomeno. La crisi degli anni 2008/2009 e il successivo periodo di risanamento e di sacrifici, con tagli alla spesa, agli stipendi del settore pubblico, alle pensioni, hanno contribuito ad aumentare il divario all’interno della società lettone fra i più abbienti e le persone in stato di povertà, o con redditi minimi.

Solo negli ultimi tempi, specie dopo la fine del programma di aiuti internazionali successivi al crack finanziario del paese, si è cominciato a parlare in Lettonia di politiche e di misure indirizzate alla riduzione della disuguaglianza sociale ed economica. Queste misure secondo gli esperti devono far parte di un progetto complessivo ed ampio, che non si limiti ad una riduzione delle tasse o ad un aumento dei sostegni sociali, ma che miri soprattutto alla lotta contro la disoccupazione (in lenta diminuzione in Lettonia, ora arrivata al 9%), e  in particolare ad una maggiore qualificazione dei lavoratori, che consenta di avere stipendi più alti.

Gli investimenti sulla formazione, sulla riforma dell’istruzione e sulla concorrenza che si basi sul merito, sulla ricerca e l’innovazione, sono alcuni dei punti principali sui quali ci si deve concentrare maggiormente in Lettonia, per provare a diminuire il divario economico e la diseguaglianza sociale nel paese.

Le radici della disuguaglianza nelle privatizzazioni degli anni novanta

Secondo il ministro delle finanze Andris Vilks il fenomeno della diseguaglianza sociale in Lettonia ha radici ben più lontane che la recente crisi del 2008. Viene da lontano, dalla metà degli anni novanta, quando in Lettonia prese avvio il processo di transizione dall’economia pianificata e statale eredità dell’epoca sovietica, e il nuovo percorso di privatizzazioni della maggior parte delle aziende e proprietà pubbliche. Processo che ha portato alla fine una esigua parte della popolazione ad arricchirsi notevolmente, lasciando però molto indietro la stragrande maggioranza delle persone e dei lavoratori.
Puntano il dito contro il processo di privatizzazione sfrenata degli anni novanta, oltre al ministro Vilks, anche molti altri analisti, a cominciare da quelli della Banca Mondiale.

Le privatizzazioni, senza un forte controllo pubblico e leggi che le potessero regolare in maniera sistematica, hanno creato una frattura profonda nella società lettone, polarizzandola. Per questo poi negli anni successivi, dai primi del duemila fino alla crisi del 2008 il divario si è accentuato anziché diminuire.

Meno tasse sui redditi da lavoro e più formazione

L’ex ministro dell’istruzione Ilze Viņķele punta poi il dito sulle politiche dell’istruzione e della formazione, troppo deboli per creare una classe di futuri lavoratori in grado di entrare nel mercato del lavoro con qualifiche medio alte e formati adeguatamente per assicurarsi buoni posti di lavoro e stipendi adeguati.
Troppi ancora in Lettonia i lavoratori con competenze professionali minime e scarse possibilità di essere competitivi nel mercato del lavoro.

Ma la stessa Viņķele sottolinea che anche lo stato deve fare la sua parte con una politica fiscale più attenta alle esigenze delle classi meno abbienti, spostando ad esempio l’imposizione fiscale dai redditi sul lavoro a quelli sui beni, argomento sul quale però nella politica lettone risultano ancora molte divisioni e polemiche.

Ma non c’è dubbio, secondo la maggior parte degli analisti, che nel breve periodo per ridurre le disuguaglianze e rendere il problema meno acuto, la principale leva sui cui poggiare è quella della redistribuzione del sistema fiscale e previdenziale. Gli esperti concordano – per aiutare i bisognosi è molto più importante la riduzione dell’imposta sul reddito personale rispetto alle misure sulle ‘indennità e le agevolazioni fiscali per familiari a carico.

Fonte Diena.lv

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