L’idea della Difesa lettone: chiedere aiuto ai cacciatori per difendere i confini del paese

Sono 26 mila i cacciatori in Lettonia, e possiedono 53 mila armi. L’obiettivo della Difesa è quella di farli cooperare con la Guardia nazionale, ma le perplessità sono tante.

Foto - Ilze Pētersone
Una lettera inviata dal ministero della difesa al comandante della Guardia nazionale lettone indica l’interesse del governo lettone per “arruolare” i cacciatori nella difesa del paese e dei confini. Ne dà notizia il quotidiano Latvijas Avīze.

Si tratta di un “corpo” considerevole: 26 mila persone che hanno in dotazione circa 53 mila armi. Persone che conoscono in gran parte il senso di disciplina militare, e sono abituate a percorrere gli sterminati boschi lettoni in silenzio e senza parlare.

In un momento in cui la crisi fra Ucraina e Russia riporta nei popoli baltici sensazioni di paura e di preoccupazione per l’integrità del loro paese, il ministero della difesa pensa così di rinforzare i sistemi di difesa del paese attraverso l’aiuto dei cacciatori. Per questo la lettera del ministro della difesa al comandante della Guardia nazionale, per chiedere un incontro con le principali associazioni di cacciatori del paese ed esplorare questa possibilità.

Le perplessità delle associazioni di cacciatori

In realtà per ora le risposte informali dei cacciatori sono state tiepide.
“Almeno a livello organizzativo non ho sentito che l’esercito o la Guardia nazionale possa essere interessata a venire a parlare coi cacciatori – sostiene Jānis Baumanis della “Latvijas Mednieku savienība” (LMS), per inserirli in qualche mondo nel sistema di difesa nazionale”.

Ma Baumanis non esclude questa possibilità, anche se con la dovuta preparazione: “Una cosa del genere avviene già in alcuni paesi scandinavi, come Finlandia e Svezia. Parlando coi nostri colleghi sappiamo che in questi paesi ci sono tanti cacciatori che periodicamente partecipano ad esercitazioni speciali e sono dunque preparati e in grado di partecipare alla difesa attiva del territorio nazionale”.

Decisamente più scettico Haralds Barviks il direttore generale di un’altra associazione di cacciatori, 
 la ”Latvijas Mednieku asociācija” (LATMA). “Difficile che i cacciatori possano essere inseriti in una forza di difesa nazionale. Innanzi tutto per l’età: abbiamo un’età media di 54 anni. I nostri cacciatori non sono indiani, che possono percorrere chilometri di bosco, e soprattutto in situazioni non organizzate e di giochi di guerra – non stiamo parlando di un film.”.

Per Barviks il vero aiuto che possono dare le associazioni di cacciatori alla difesa nazionale è quello di invogliare i giovani a diventare cacciatori e ad avere dimestichezza con le armi.

Al momento sono 625 i cacciatori che sono confluiti nella Guardia nazionale, che si occupa appunto della difesa del territorio e dei confini del paese. Il colonnello della “ZemessardzeLeonīds Kalniņš rivela che in realtà c’è l’interesse ad invogliare un maggior numero di cacciatori ad entrare nel corpo, ma soprattutto a sviluppare sistemi di collaborazione e di cooperazione non standardizzati fra Guardia nazionale e cacciatori.
Avere anche solo un migliaio di cacciatori all’interno di questo sistema di cooperazione sarebbe già considerato un successo.

Non mancano le perplessità da più parti. Organizzare una sorta di milizia civile rappresenterebbe infatti un fattore anche di rischio se non bene controllata. E i timori sono tanti.

Fonte Latvijas Avīze

 

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