Una lettera di 380 intellettuali e artisti lettoni invita il presidente Bērziņš a dimettersi

Le critiche al capo dello stato lettone per le sue esitazioni durante la crisi fra Ucraina e Russia e il suo atteggiamento conciliante con il Cremlino.

Foto: Emīls Desjatņikovs, F64
Una lettera aperta al presidente lettone Andris Bērziņš per invitarlo a valutare da se stesso se sta davvero compiendo il proprio dovere in difesa degli interessi del paese. E’ questa la forte presa di posizione di 380 esponenti del mondo intellettuale, letterario, artistico lettone.

La lettera prende spunto dalle recenti dichiarazioni del presidente lettone, sempre piuttosto attento a mantenere buone relazioni con il Cremlino, in cui Bērziņš nonostante la crisi in Ucrainia e Crimea considerava sempre valido l’invito fatto al presidente russo Putin un paio di anni fa di venire in visita ufficiale in Lettonia.

Bērziņš aveva poi in parte ritrattato la dichiarazione, dopo le forti polemiche suscitate nel paese, affermando che in effetti dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia non si può avere più totale fiducia nel Cremlino.

Ma anche la lunga vacanza all’estero durante il culmine della crisi fra Ucraina e Russia da parte del capo dello stato lettone era stata molto criticata dall’opinione pubblica lettone.

La lunga lettera  è firmata da 380 esponenti del mondo intellettuale, letterario, artistico, dello spettacolo lettone  fra cui Uldis Bērziņš (poeta e traduttore), Inga Ābele (scrittrice), Pēteris Vasks (compositore), Laila Pakalniņa (regista), Kārlis Streips (giornalista), Edvīns Raups (poeta), Kārlis Vērdiņš (scrittore), Toms Grēviņš (dj), Baiba Strautmane (giornalista), Inta Čaklā (critico letterario), Jānis Rokpelnis (poeta), Gustavs Strenga (storico), Katrīna Neiburga (artista), Ilze Jaunberga (artista), Pauls Bankovskis (pubblicista), Gundega Repše (scrittrice), Normunds Naumanis (critico teatrale) e molti altri.

La lettera elenca le colpe del presidente lettone nelle sue prese di posizione sulla crisi ucraina, spesso esitanti e poco chiare, mentre altri capi di stato europei e non, hanno saputo difendere molto meglio e con maggiore chiarezza, gli interessi della stessa Lettonia nello scacchiere europeo e internazionale.

La lettera si chiude poi con il chiaro invito al presidente Bērziņš di prendere in considerazione la possibilità di dimettersi.

Il testo della lettera

Insieme a tutto il mondo libero e democratico, noi condanniamo l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina e l’illegale annessione della Crimea, ed esprimiamo nello stesso tempo un forte sostegno alla volontà del popolo ucraino e al suo parlamento eletto.

Noi riteniamo che la libertà dell’Ucraina, la sua indipendenza ed integrità territoriale è anche la nostra libertà, indipendenza e integrità territoriale.

Ognuno di noi è abituato ad occuparsi del proprio lavoro quotidiano, avendo lasciato l’attività politica ai nostri eletti. Abbiamo creduto e fatto affidamento sulla speranza che nel momento cruciale loro avrebbero difeso quegli ideali nel nome dei quali nel 1991 siamo stati pronti a dare la vita, proprio come la parte migliore del popolo ucraino con la propria vita ha difeso in piazza Maidan ha difeso i valori della libertà, della democrazia e del pluralismo europeista.

Noi ci sentiamo traditi dai nostri rappresentanti eletti e dal nostro presidente.

Siamo profondamente offesi dal fatto che il nostro presidente Andris Bērziņš non abbia saputo formulare la sua opinione in questa situazione, le cui conseguenze toccano direttamente anche il nostro paese. A nostro parere oggi in Lettonia non possono entrare né l’elite del potere russo, compreso il presidente Putin e il patriarca ortodosso Cirillo, ma anche una parte di coloro che partecipano ogni anno al festival russo “New Wave” a Jūrmala. Questa posizione, in cui esprimiamo solidarietà al regista dello Jaunais Rīgas Teātris Alvis Hermanis, all’attrice Guna Zarina, all’attore polacco Daniel Olbrihski e agli altri (che si sono rifiutati di andare in tournee in Russia ndr), è particolarmente importante non solo per noi, ma anche per gli intellettuali democratici russi, che ogni giorno di più vedono limitarsi la possibilità di esprimere il loro pensiero.

Noi chiediamo che il presidente Andris Bērziņš e i nostri rappresentanti eletti alla Saeima, esprimano di fronte all’opinione pubblica, chiaramente e per esteso, la loro posizione non solo sui fatti di Ucraina e della Crima, ma anche nei confronti di quello che succede al Cremlino, dove il potere assume sempre di più connotati di una dittatura autoritaria…..

Abbiamo vergogna del fatto che i nostri interessi siano difesi dalle alte cariche di altri paesi: il presidente estone Tomas Hendrik Ilves, la presidente lituana Dalia Grybauskaite, il presidente americano Barack Obama, mentre il nostro stesso presidente esita, non esprime chiaramente la propria posizione, non dà prova della propria capacità e della propria volontà di guidare il popolo lettone in un test cruciale, ma è pronto a ricevere al Castello di Riga l’aggressore, colpevole della violazione di diritti umani e l’autoproclamatosi rifondatore dell’impero russo, Vladimir Putin.

Noi non riteniamo che un tale presidente difenda gli interessi del popolo lettone e invitiamo la Saeima e lo stesso presidente di valutare lui stesso le sue possibilità di continuare a ricoprire il suo ruolo.

Questa la pagina internet in cui vengono raccolte le firme.

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