La Lettonia teme il crollo del 10% del suo Pil per le sanzioni contro la Russia

Gli esperti del ministero dell’economia descrivono il peggior scenario in Commissione affari esteri della Saeima. Ma intanto le aziende lettoni già diversificano i loro mercati


Se l’Unione Europea attuerà sanzione economiche nei confronti della Russia, e il Cremlino rispondesse con iniziative analoghe contro la UE, la Lettonia, nel peggior scenario, potrebbe perdere il 10% del proprio prodotto interno lordo.

E’ quanto sostengono gli analisti del ministero dell’economia e degli esteri, sentiti in audizione dalla commissione parlamentare Affari esteri.

Anche se la tendenza è quella di un progressivo sganciamento delle attività commerciali ed economiche che legano la Lettonia alla Russia, l’economia lettone ha ancora stretti legami con la Russia e gli effetti di una guerra di sanzioni si farebbero sentire pesantemente.

Le conseguenze maggiori giungerebbero con l’attuazione del cosiddetto “terzo pacchetto” di sanzioni che la UE minaccia di attuare nei confronti di Mosca.
Le possibilità sarebbero quelle di un blocco delle attività legate al business dei trasporti via strada, ferrovia e portuali. Il 70% di queste attività in Lettonia provengono dalla Russia.
L’impatto del crollo del pil lettone del 10% come ipotizzato dagli esperti del ministero dell’economia e degli esteri lettone, costituirebbe circa la metà dell’impatto che si ebbe durante la gravissima crisi economica del 2009.

“Questo è lo scenario peggiore, che speriamo non si avvererà, ma dobbiamo essere pronti, perché il comportamento di Mosca è difficile da prevedere” sostiene Ojārs Kalniņš, presidente della commissione affari esteri della Saeima.

Al ministero degli esteri comunque si sostiene che sia presto per speculare sul fatto che la Lettonia sia fra i paesi che soffriranno maggiormente per le sanzioni contro la Russia. Anche perché per ora è difficile valutare quale sarà l’impatto contrario, delle compensazioni che potranno giungere da Bruxelles.

Ma nella diplomazia lettone serpeggia l’opinione che non sia necessario attuare sanzioni particolarmente pesanti nei confronti di Mosca, che poi avrebbero la conseguenza di danneggiare anche fortemente le economie dei paesi membri della UE. Per Eduards Stiprais l’economia russa sta già vivendo una fase di stagnazione, e il commercio estero di Mosca si sta riducendo anche senza bisogno di sanzioni.
E in questa ottica già da tempo le aziende lettoni, come quelle degli altri paesi europei più legati alla Russia, stanno orientando diversamente il loro business e diversificando i partner commerciali.

Fonte lsm.lv

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