I russofoni lettoni in piazza: “Difendere la lingua russa, da Sebastopoli a Riga”

Un corteo oggi in centro a Riga di fronte alle ambasciate europee organizzato da PCTVL per sostenere l’autodeterminazione dei russi di Crimea, e non solo…

Tatjana Ždanoka, leader di PCTVL

Tatjana Ždanoka, leader di PCTVL

Una manifestazione di piazza, un corteo che passerà di fronte alle ambasciate di diversi paesi europei a Riga, per proclamare la difesa della lingua russa e dei russofoni, da Sebastopoli a Riga, e a tutto il baltico. E’ quella che ha organizzato per oggi pomeriggio il partito estremista russofono PCTVL (Par cilvēka tiesībām vienotā Latvijā) che ha replicato dunque in un paese della Nato le dimostrazioni di piazza dei russofoni in Crimea di questi giorni.

“Una parte dei nostri fratelli e sorelle in Crimea ha affrontato grandi disagi. Subito dopo la vittoria degli estremisti filo occidentali in Ucraina, la prima decisione è stata presa contro i cittadini russofoni, con la lingua russa che ha perso lo status di lingua regionale, e con gli ucraini dell’est che sono stati esclusi dalla formazione del nuovo governo” sostiene una nota di PCTVL.

Il partito russofono lettone sottolinea il rischio di violenze nella regione di Crimea e per questo sostiene la necessità che il popolo di Crimea prenda nelle proprie mani il proprio destino e tuteli la difesa dei diritti dei propri cittadini, in primo luogo quello all’autodeterminazione.

“Libertà per la Crimea”, “Garanzie per la lingua russa da Sebastopoli a Riga” e “Il popolo di Crimea ha il diritto a decidere il proprio destino”, gli slogan principali della manifestazione dei russofoni lettoni.

PCTVL assimila la lotta per l’autodeterminazione della Crimea a quella che stanno conducendo in Europa Scozia e Catalogna. In particolare nella regione spagnola, come in Crimea, la lingua è uno dei fattori discriminanti e il riconoscimento dell’ufficialità della lingua russa fuori dal territorio russo dove le minoranze russofone sono più estese è uno dei principi basilari di questa battaglia.

Non va dimenticato del resto il referendum del 2012 che in Lettonia chiedeva il riconoscimento della lingua russa come seconda lingua ufficiale del paese, referendum bocciato a larga maggioranza dai lettoni ma che ha lasciato una ferita ancora aperta nei rapporti fra le due comunità.

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One Comment to “I russofoni lettoni in piazza: “Difendere la lingua russa, da Sebastopoli a Riga””

  1. L’ha ribloggato su Gianvito Scaringie ha commentato:
    Perché definire estremista il PCTVL, che è semplicemente un partito socialdemocratico? (“Il partito ha un’ideologia vicina a quella del socialismo democratico; tra i suoi obiettivi vi sono inoltre l’insegnamento del russo come seconda lingua ufficiale, la cittadinanza lettone e il diritto di voto per tutti i residenti” fonte: wikipedia)
    Cosa c’è di male nel riconoscere il russo come lingua ufficiale in Lettonia, dove è la madrelingua di oltre il 30% della popolazione (in alcune regioni supera anche il 50%) ed è compreso e parlato quasi da tutti? In Finlandia anche lo svedese è lingua ufficiale, sebbene sia madrelingua soltanto del 5.4% della popolazione!
    Cosa c’è di male nel dare la cittadinanza automaticamente per lo meno a tutti i nati nella attuale Repubblica di Lettonia da genitori apolidi ma regolarmente residenti?
    E cosa ci sarebbe di male nel darla anche agli apolidi stessi, giacché anche molti di loro sono nati e cresciuti in terra lettone?
    Se si può (ma solo in parte) comprendere il risentimento ancora vivo verso le politiche sovietiche, non so può dire altrettanto né dell’ostilità verso gli uomini, le donne e i bambini che parlano la lingua russa e ne conservano la secolare cultura (mai violenti, mai intolleranti verso le altre lingue e culture), né verso la Federazione Russa, per parecchi aspetti molto diversa da ciò che era nel secolo scorso. E poi, parliamoci chiaro, secondo me la terra è di chi la abita, di chi la coltiva e la nutre, non è un diritto feudale che si eredita dagli antenati. Per me tutti i figli di chi vive in Italia sono figli dell’Italia, sono italiani al par mio, con pari diritti e pari doveri, con uguale diritto di viverci, di essere assistiti, di studiare e lavorare, con uguale diritto di portare avanti la propria cultura, uguale diritto di avere propri rappresentanti, uguale diritto di modificarne le leggi e, parimenti, uguale dovere di rispettarle e farle rispettare, uguale dovere di difendere e proteggere la terra, uguale dovere di contribuire al progresso ed al benessere collettivo. Vorrei che così fosse in tutto il mondo, Lettonia compresa.
    Il governo Lettone deve ancora spiegarci il perché di tutto questo e l’Unione Europea deve ancora spiegarci come fa a tollerarlo. Ah, già, non c’è da meravigliarsi: altrove l’Unione Europea sostiene i colpi di stato militari, quelli paramilitari e perfino quelli dei neonazisti, pur di difendere i propri interessi, quelli economici. Si, perché l’Unione Europea predilige gli interessi economici al benessere ed alla tutela dei diritti dei popoli.

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