La manifestazione di ucraini e lettoni di fronte all’ambasciata russa a Riga

Hanno partecipato circa un migliaio di persone per dimostrare l’unità di lettoni e ucraini residenti in Lettonia contro l’aggressione russa. Polemiche sul presidente Bērziņš, che non ha interrotto le sue vacanze.

Foto Delfi
Un migliaio di persone, lettoni ma anche molti ucraini residenti in Lettonia (la comunità ucraina dopo quella russa è la minoranza più estesa in Lettonia) hanno partecipato ad una manifestazione ieri pomeriggio di fronte alla sede dell’ambasciata russa a Riga per manifestare il loro dissenso per l’intervento russo in Crimea.

Fra i partecipanti molte personalità anche del mondo politico e culturale lettone. Fra questi l’eurodeputata Sandra Kalniete, Sarmīte Ēlerte, leader di Vienotība al comune di Riga, Daniels Pavļuts (ministro dell’economia uscente) Lolita Čigāne, deputata della Saeima, molti politologi, artisti e letterati.
Tutti i partiti, tranne il russofono Saskaņas Centrs che è alleata con “Russia Unita” di Putin, hanno partecipato alla manifestazione con qualche proprio rappresentante, ma le uniche bandiere che sventolavano di fronte all’ambasciata russa sono state quelle lettoni e ucraine.

Intanto l’ambasciatore russo a Riga Aleksandrs Vesnjakov ha incontrato il ministro degli esteri lettone Edgars Rinkēvičs, per spiegargli la posizione della Russia nella vicenda. Vesnjakov ha affermato che “l’uso della forza sarà deciso solo quando la vita dei russi in Crimea sarà messa in pericolo” e che lo scopo della Russia è quello di evitare lo scoppio di una guerra, precisando “una guerra civile”.

“Appena tornata dal picchetto di fronte all’ambasciata russa. Tanta gente! Sembra che finalmente ci siamo svegliati e abbiamo cominciato a capire cosa significa il “soft power” russo”
Questo il tweet dell’eurodeputata Sandra Kalniete dopo la manifestazione.

“Chiama la mamma, guarda le notizie e piange. Dice: davvero devo vivere tutto questo un’altra volta? La tranquillizzo. Non credere. Dice: Tu non li conosci..”
Questo tweet di Inga Gorbunova sintetizza benissimo il reale sentimento di molti lettoni, specie quelli che nella loro vita hanno sperimentato già un’invasione dalla Russia e i tristi giorni delle deportazioni e del regime sovietico. Una forma di paura atavica che non si cancella.

Egons Reiters fa notare che proprio oggi, il 3 marzo 1991, nel referendum sull’uscita della Lettonia dall’Urss, il 74% dei lettoni votò a favore.

Arnis Krauze, giornalista di TV3, sottolinea le parole di Vaira Vīķe-Freiberga, che ha accusato l’occidente di aver reagito finora in modo “vile” rispetto agli ultimi eventi in Ucraina.
La forte presa di posizione della ex presidente lettone, rende ancora più evidente il contrasto con l’assenza dell’attuale presidente Andris Bērziņš, che si trova in vacanza fuori dal paese e nonostante il precipitare della crisi in Ucraina non ha ritenuto necessario tornare a Riga.

“Se il presidente lettone non capisce che adesso il popolo lettone ha bisogno di una sua chiara presa di posizione sull’Ucraina, deve dimettersi per incompetenza”
Il rifiuto di Bērziņš di sospendere le sue vacanze all’estero hanno scatenato reazioni molto dure sui social network e non solo. Questo ad esempio è il commento della politologa Iveta Kažoka, ma tanti, fra persone comuni, politici, giornalisti, sono quelli che hanno criticato l’atteggiamento del capo dello stato lettone, mentre il suo omologo estone, Ilves ha immediatamente convocato una riunione del gabinetto d’emergenza estone.

“Io resto nelle mie vacanze. Voi…” (restate nelle vostre)
Questo tweet sfodera una feroce ironia nei confronti di Bērziņš sempre in relazione alla questione delle vacanze all’estero mentre infuria la crisi ucraina. Il tweet riprende la celebre frase pronunciata da Kārlis Ulmanis il 17 giugno del 1940, quando l’allora presidente lettone fece un discorso alla radio mentre le truppe russe erano entrate nel paese e invadevano la Lettonia: “Es palikšu savā vietā, jūs palieciet savās” (Io resto al mio posto, voi restate al vostro).
Fu una frase che passò alla storia come il simbolo dell’arrendevolezza dei lettoni di fronte alla Russia, e anche se risparmiò probabilmente molte vittime, resta come una sorta di vergogna nazionale.

Un altro che si trova in ferie in questi giorni, e neanche lui ha pensato fosse il caso di tornare, è Nils Ušakovs, sindaco di Riga e leader del partito russofono SC.
Nel suo tweet qui sopra annuncia, appunto al ritorno delle ferie, una riunione della direzione del partito sulla questione dell’Ucraina, con una posizione chiara: tutti sono contro la guerra in Ucraina.

Ma Ušakovs finora, pur sollecitato da molti su twitter, non ha risposto chiaramente all’unica domanda che tutti gli rivolgono: condannate o no l’aggressione russa? Difficile rispondere per il leader di un partito che è alleato direttamente con “Russia Unita” di Putin.

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