Kažociņš: “Il vero obiettivo della Russia è quello di destabilizzare le società baltiche”

“Il sistema dei flussi di denaro a sostegno delle organizzazioni non governative russe all’estero è regolato dalle Ambasciate del Cremlino”

Jānis Kažociņš direttore della SAB. Foto: Dmitrijs Suļžics, F64

In una lunga intervista pubblicata oggi dal settimanale Ir, Jānis Kažociņš, direttore dell’Ufficio per la difesa della Costituzione lettone (Satversmes aizsardzības biroja – SAB), ha lanciato l’allarme sugli obiettivi nascosti della politica estera russa nei confronti della Lettonia e degli altri stati baltici.

Secondo Kažociņš la politica estera del Cremlino ufficialmente è impegnata a stabilire buoni rapporti di vicinanza coi paesi baltici, mentre gli obiettivi nascosti e reali della Russia sono quelli di mantenere un controllo sulle società baltiche attraverso le minoranze russofone che vivono in questi paesi.
Kažociņš definisce lo scopo principale della politica russa quello di “proteggere negli ex territori sovietici le popolazioni russofone e di assolvere al sacro compito di difendere il benessere e la sicurezza dei russofoni residente fuori dalla Russia”.

Kažociņš nell’intervista a Ir evidenzia i diversi modi in cui la Russia cerca di mantenere un’influenza diretta sulle società baltiche, ad esempio attraverso la fondazione Russkij Mir, che già un’inchiesta di Re:Baltica dei giorni scorsi aveva indicato come la “longa manus” finanziaria del Cremlino per sostenere attività di frammentazione della società lettone, in particolare attraverso le politiche linguistiche e dell’istruzione. Ma altre ancora sono le organizzazioni chiamate in causa da Kažociņš, come “Rossotrudņičestvo”, “Istoričeskaja pamjatj” e “Mir bez nacisma”.

“Russkij mir” è solo una delle tante organizzazioni che vengono utilizzate per promuovere i quattro obiettivi nascosti (del Cremlino ndt). Un’altra organizzazione ben nota è “Rossotrudņičestvo”. L’anno scorso era molto attiva “Istoričeskaja pamjatj”, che ha promosso la pubblicazione di un libro e la produzione di un film assolutamente tendenziosi che denigrano lo Stato lettone. Adesso è il turno di “Mir bez nacisma” e del suo leader Borisa Špīgel, che possiede grandi risorse e lavora con impegno contro gli interessi nazionali lettoni.
Noi per contrastare queste attività agiamo con metodi non clandestini e mediante strumenti legittimi, insieme alle forze dell’ordine. Ci dovrebbe essere un maggior impegno per spiegare continuamente, sia dentro il paese che all’estero, la nostra storia. Dobbiamo lottare per la nostra verità, perché non venga negata. Se riusciremo a farlo con successo, allora i nostri sforzi non saranno vani”.

Per Kažociņš solo una parte delle attività legate ai finanziamenti di Russkij Mir, miranti ad aumentare l’influenza russa nel Baltico, sono venute alla luce nell’inchiesta di Re:Baltica; al contrario, diverse altre sarebbero ancora nascoste e difficili da far venire alla luce.

“Lo schema generale è abbastanza complesso poichè queste organizzazioni non governative sono sostenute sia dal settore privato imprenditoriale che da quello pubblico, ad esempio a Mosca e San Pietroburgo. Anche la Duma e l’amministrazione presidenziale supportano queste organizzazioni. Il flusso di denaro è poi coordinato dalla Federazione russa delle ambasciate.
Ma voglio di nuovo sottolineare che questo viene reso possibile solo dal fatto che ci sono persone (all’interno dei vari paesi ex sovietici ndr) che partecipano all’attività di queste organizzazioni. Nessun Linderman avrebbe altrimenti potuto trascinare 180 mila persone a firmare per il referendum (sul russo lingua ufficiale in Lettonia dello scorso febbraio, ndt).

Il direttore dell’Ufficio di Difesa della Costituzione lettone ha anche informato il Governo circa l’aumento dei rischi connessi ad attacchi cibernetici nei confronti delle istituzioni lettoni e della Nato, sottolineando il fatto che a suo giudizio questo pericolo non è ancora percepito nella sua gravità dall’opinione pubblica del paese.

Fonte Ir.lv

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