Per la politologa Kažoka fa parte del gioco democratico ma il pericolo per la politica lettone è quello dei giochi sottobanco all’oscuro degli elettori.

C’è un fermento particolare in questo periodo nel mondo imprenditoriale vicino alla politica lettone. Sono molti infatti i segnali di imprenditori, ex politici legati al mondo degli affari, titolari di aziende e interessi rilevanti, che cercano di riproporsi all’attenzione della politica.
Il ritorno sulla scena dell’ex premier Einars Repše con la sua nuova associazione “Latvijas attīstībai”, il piano dei tre oligarchi Andris Šķēle, Ainars Šlesers e Aivars Lembergs di recuperare il controllo e l’influenza su governo e parlamento lettone, la società “Stratēģiskās pētniecības un vadības centrs” (Centro per la gestione e ricerca strategica) fondato da alcuni imprenditori di grande rilievo come Guntis Rāvis (Skonto costruzioni), Kirovs Lipmans (Grindeks) e Sergejs Zaharjins (Liepājas metalurgs), con lo scopo di individuare piani a lungo termine per lo sviluppo economico del paese.
Tutti questi segnali sono attentamente seguiti anche dai politologi lettoni. Per Iveta Kažoka, uno dei politologi più influenti e seguiti in Lettonia, esiste un evidente bisogno di alcuni gruppi imprenditoriali di ritornare a contare di più negli scenari politici lettoni, cercando di influenzarne le scelte e le strategie.
La scomparsa di partiti di riferimento per il mondo imprenditoriale lettone, come Tautas Partija di Šķēle, il LPP di Šlesers, il ruolo marginale e di opposizione del partito di Lembergs ZZS in parlamento, ha causato un disorientamento al mondo degli affari, specie quello maggiormente legato a questi partiti e ad una concezione della politica lettone particolarmente legata al soddisfacimento di rendite di posizione imprenditoriali ed economiche.
Che vi sia interesse per la ricerca politica e la costruzione di associazioni impegnate direttamente nella definizione di strategie socio economiche, per la Kažoka, fa parte del gioco democratico ed è un bene che cittadini lettoni, anche quelli che rivestono ruoli imprenditoriali ed economici rilevanti, possano concorrere alla costruzione di un consenso e di un percorso di sviluppo della società, ma senza che il potere politico e quello imprenditoriale agiscano di nascosto all’insaputa dell’elettorato e della società.
Il problema è infatti quello di evitare che tali forze economiche ed imprenditoriali, proprio per la loro rilevanza e il loro peso, possano influenzare governo e parlamento attraverso manovre oscure e portratrici di interessi privati più che indirizzate al bene pubblico.
Il professore della Latvijas Universitāte Andris Deniņš ha assicurato all’agenzia Leta che nessun membro della “Stratēģiskās pētniecības un vadības centrs” è direttamente legato a partiti politici e che la società si pone l’obiettivo di colmare il vuoto della politica lettone, che in venti anni di indipendenza del paese non è ancora riuscita a definire un piano strategico di sviluppo dell’economia e della società.
Fonte Delfi.lv

