Per Veshnjakov la colpa è delle politiche nazionali lettoni che non hanno seguito i consigli dell’Europa, seminando divisioni nella società.

L’ambasciatore russo a Riga Aleksandr Veshnjakov sostiene che il referendum sul russo che si svolgerà domani in Lettonia è la dimostrazione delle contraddizioni esistenti nella società lettone.
Senza queste contraddizioni il referendum non si sarebbe mai svolto, ha affermato Veshnjakov in visita a Daugavpils capoluogo del Latgale, regione a maggioranza russofona.
Secondo l’ambasciatore russo se la Lettonia avesse dato ascolto ai pareri dell’Unione Europea nell’attuazione delle sue politiche nazionali, sarebbero venuti meno i motivi legati al referendum sul russo. Per Vesnjakov un paese non dovrebbe essere diviso e animato dall’odio, ma semmai unito nella concordia.
Nei giorni scorsi alcuni esponenti del partito russo “Unione democratica” oppositore di Putin in Russia, hanno denunciato le manovre del Cremlino, attraverso i servizi segreti russi, per appoggiare e sostenere il referendum sul russo lingua ufficiale, con l’obiettivo di seminare tensioni all’interno della popolazione lettone.
Veshnjakov a chi gli chiedeva di commentare tale posizione ha risposto con disprezzo, affermando di non voler commentare tali affermazioni e che “ogni testa ha i suoi pidocchi”. Risposta simile a quella data ieri anche dal sindaco di Riga e leader del partito russofono SC Nils Ušakovs.
Veshnjakov ha anche espresso soddisfazione per il fatto che durante il periodo pre referendum le relazioni internazionali fra Lettonia e Russia non siano state danneggiate, nonostante il massiccio uso di propaganda antirussa utilizzato dai mezzi di comunicazione lettoni durante la campagna elettorale, ed ha espresso la speranza che anche dopo il referendum le relazioni fra i due paesi si mantengano positive.
Fonte Leta – Delfi

