Per la politologa lettone il rischio è che il risultato venga usato per mettere in un angolo la minoranza russofona, che potrebbe a sua volta reagire.

La reazione dopo il risultato al referendum per il russo potrebbe essere esplosiva se, una volta chiuse le urne, prenderà il sopravvento la spericolata retorica di chi vorrà usare il voto per mettere in un angolo la minoranza russofona in Lettonia. E’ quanto sostiene la politologa Iveta Kažoka.
“I momenti successivi al referendum saranno quelli più difficili, quando vedremo se i politici e gli opinion leaders del paese sapranno giudicare con pragmatismo i risultati” afferma la Kažoka.
Il problema, secondo la politologa, sarà quello di evitare che, di fronte allo scontato successo dei no al russo lingua ufficiale, quelli che hanno votato sì non siano additati come la quinta colonna del Cremlino in Lettonia, oppure come gli “ex occupanti”. La Kažoka sostiene che già su Twitter si cominciano a leggere parole di questo tipo.
Dalle prime reazioni al referendum si capirà se la società lettone dovrà aspettarsi una ulteriore fase di divisione fra le comunità, caratterizzata da scontri e apatia, oppure se potrà iniziare un nuovo periodo di dialogo e collaborazione fra lettoni e russofoni. Sarà importante per la Kažoka capire se sarà data la possibilità anche ai politici che hanno dichiarato di votare per il sì al russo lingua nazionale, verrà data poi la possibilità di partecipare al dialogo su un nuovo percorso di collaborazione fra le due comunità.
La Kažoka ha anche sottolineato che dopo il voto sarà necessario da entrambe le parti lavorare per calmare gli animi, evitando di usare argomenti emotivi per non intraprendere strade sbagliate.
Positiva per la politologa è stata in questo senso la decisione del presidente lettone Andris Bērziņš di sottoscrivere il Manifesto della buona volontà.

