Un’articolo su IR del giornalista finlandese Jukka Rislakki racconta gli abusi sulle foreste e le coste più ricercate della Lettonia.

La stazione balneare E.Racene costruita nel 1911 a Majori, una delle spiaggie più famose di Jurmala (foto via Tunliweb.no)
E’ del tutto evidente che la gente normale ormai non può più continuare ad abitare a Jūrmala, una città che diventa sempre più off limits per chi non ha milioni di lats o rubli in banca.
E’ questa l’analisi spietata ma del tutto realistica che per il sito internet della rivista “IR” un giornalista e scrittore finlandese che conosce molto bene la Lettonia, Jukka Rislakki, ha scritto di Jūrmala, la cittadina balneare alle porte di Riga, luogo ormai deputato a residenza estiva e di vacanze per i ricchi lettoni ma soprattutto per i russi che ne hanno fatto la loro “Costa smeralda” sul Baltico.
“A Parigi per le strade puoi vedere qua e là le targhe che commemorano qualche partigiano morto durante la resistenza al nazismo. Nelle città tedesche si possono notare per strada pietre con incisi sopra i nomi di famiglie ebraiche deportate durante l’Olocausto.
A Jūrmala, lungo la Dzintaru koncertzāles iela (la via della passeggiata che conduce al teatro Dzintars, celebre per la manifestazione canora russa Jaunais Vilnis) ci sono targhe sulla pavimentazione dove puoi leggere il nome di Igor Krutoj (il musicista russo organizzatore del festival Jaunais Vilnis – New Wave).
Una cittadina di lusso, ormai nelle mani dei grandi imprenditori, uomini d’affari, celebrità, soprattutto russe, che hanno praticamente soppiantato gli antichi residenti e le vecchie case del lungomare, dove al loro posto da anni ormai sorgono resort, alberghi di extra lusso, ville di business man e stelle dello spettacolo. Dove il russo ormai è la lingua ufficiale, anche senza referendum costituzionale.
Per Jukka Rislakki, che in molti anni di carriera come scrittore e giornalista ha dedicato alla Lettonia pagine dense di attenzione e affetto, la colpa non è solo dei mecenati russi che hanno invaso la perla del mar baltico. Anche i politici lettoni locali hanno fatto la loro parte, catturati dal miraggio dei tanti rubli e degli investimenti.
A cominciare dall’oligarca per eccellenza, Ainārs Šlesers, che oltre ad avere a Jūrmala una sua bella e molto discussa villa (con pregiata foresta annessa), ha contribuito con una sua legge, ai tempi in cui era ministro di governo, a solleticare gli investimenti russi in Lettonia e in special modo a Jūrmala, consentendo di acquisire la cittadinanza lettone agli stranieri che investono oltre una certa somma in Lettonia.
Con soddisfazione, ricorda Rislakki, Šlesers la scorsa estate alla radio lettone ha sentenziato che finalmente “a Jūrmala potrà vivere solo chi se lo può permettere”.
Perché, si chiede Rislakki, la Lettonia consente che una tale mole di investimenti nel proprio paese venga effettuato da imprenditori di un paese, la Russia, che è al 154 posto al mondo (su 178) nella classifica della trasparenza e della lotta alla corruzione.
Rislaki ricorda su “IR” come all’indomani delle modifiche di legge che facilitarono l’edificabilità e gli investimenti immobiliari anche stranieri, in zone di Jūrmala ad alto pregio come Jaundubulti o Strēlnieku prospekts sono avvenute privatizzazioni a prezzi di favore mentre molte famiglie anche con bambini hanno dovuto lasciare le loro case vicine al mare per trasferirsi in zone più interne.
Progetti già da tempo avviati per orfanotrofi e centri di riabilitazione per ex alcolisti e tossicomani trasformati di punto in bianco in progetti per alberghi di lusso e complessi residenziali.
Per molti progetti discussi e in odore di corruzione nel 2006 scoppiò anche un “Jurmalagate” che ha portato a processo e in carcere l’ex sindaco di Jūrmala Raimonds Munkevics.
Secondo Rislakki proprio lo “Jurmalagate” nel 2006 sarebbe potuto essere la grande occasione per il riscatto della città, l’opportunità per la politica locale e nazionale di fare pulizia della corruzione immobiliare e ambientale della città e avviare un nuovo processo. Non fu così, perché ricorda Rislaki anche grazie alle complicità dell’allora governo e del ministero dell’ambiente, proseguirono le autorizzazioni alla deforestazione a ridosso del mare e allo spostamento della linea rossa dell’inedificabilità dell’area costiera.
Rislakki ricorda ancora come lo stesso allora ministro e poi vicesindaco di Riga, l’oligarca Šlesers, beneficiò per la propria tenuta a Jūrmala dell’ammorbidimento delle tutele ambientali sulle foreste della zona.
Anche l’attuale commissario europeo lettone Piebalgs ha affermato che lo sfruttamento indiscriminato ambientale e immobiliare di Jūrmala è la più grande vergogna della storia recente della Lettonia.
Ancora Rislakki sottolinea come solo la Jūrmalas Aizsardzības biedrība (JAB – Società per la difesa di Jūrmala), sia l’ente, ovviamente non governativo, che si occupa di arginare lo scempio e lottare in difesa della città e del suo patrimonio ambientale, storico e architettonico.
La JAB nella sua attività, spesso fortemente contrastata dall’amministrazione locale, ha richiamato l’attenzione su decine di progetti di dubbia natura e sospetti, per la trasformazione di foreste in terreni edificabili e per lo sfruttamento del territorio. L’ultimo caso proprio l’anno scorso riguarda la battaglia per la salvaguardia della spiaggia e dei boschi di Majori, uno dei tratti di costa di Jūrmala di maggior pregio e valenza.
Materiale tratto da Ir.lv – Foto da Ir.lv e Tunliweb.mo




